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Cristoforo Colombo e la lettera rubata

Comunicare oggi è una questione quasi universalmente istantanea. La messaggistica digitale e la posta elettronica ci permettono di entrare in contatto quasi con chiunque in ogni parte del mondo, basta avere un computer o uno smartphone sotto mano. Le opzioni a nostra disposizione sono tantissime:

  • messaggi o registrazioni vocali su WhatsApp, Telegram e simili
  • una classica e-mail
  • la telefonata, un po’ datata ma mai fuori moda
  • un SMS, ormai quasi soppiantato dalle App di messaggistica istantanea
  • chat e messaggi privati su Facebook o altri social network

L’interazione è favorita al massimo da tutti i mezzi di comunicazione moderni, non possiamo negarlo, ma se se facciamo qualche passo indietro nella nostra storia sappiamo bene che entrare in contatto con qualcuno, soprattutto secoli fa, non era affatto una questione semplice. In passato, prima dell’avvento dell’elettronica e dei moderni servizi di spedizione pacchi online, l’unica risorsa a disposizione di chi voleva comunicare o inviare qualcosa in qualche parte del mondo (o appena a qualche chilometro di distanza), era quella di ricorrere a postini e corrieri, spesso limitati dall’assenza di una capillare rete di collegamenti stradali come nel mondo moderno.

Facciamo finta di avere accesso ad una macchina del tempo e di essere catapultati nel XV secolo. In quel periodo, se volevi parlare con qualcuno, dovevi augurarti che abitasse nel tuo stesso quartiere per poter andare a fargli visita. Non esistevano i telefonini e certamente non esistevano le chat di gruppo. Ad esempio, per entrare in contatto con un commerciante residente ad appena 30 km da casa vostra, entrava in gioco la lettera, uno dei mezzi di comunicazione più utilizzati della storia e ancora oggi ricco di fascino (anche se ormai in disuso). Le lettere erano piccoli tesori scritti a mano con l’aiuto di penna e calamaio su carta, merce sempre preziosa. Fogli pieni di parole, capaci di aprire un mondo di nozioni ed emozioni.

E proprio una lettera è la protagonista di un curioso aneddoto relativo alla vita di Cristoforo Colombo. Da qualche settimana, infatti, una missiva scritta dal noto esploratore genovese è stata rinvenuta negli Stati Uniti, e questo documento riporta la comunicazione al re Ferdinando e alla regina Isabella di Spagna della scoperta dell’America. Un momento importantissimo datato 1493. Il tesoro antico di enorme rilevanza storica è stato rintracciato nelle mani di Robert Parson, cittadino americano che lo acquistò da un commerciante di libri rari di New York nel 2004. Parson non aveva idea di avere tra le mani un oggetto rubato dai musei vaticani (che poco tempo prima ne avevano denunciato la scomparsa). Un vero e proprio mistero si era creato attorno a questa storica lettera, ma per fortuna tutto si è risolto per il meglio proprio negli ultimi giorni. L’ambasciatrice USA, Callista Gingrich, ha infatti restituito al prefetto della Biblioteca Vaticana, Cesare Pasini, lo storico reperto letterario. La lettera scritta a mano è una forma di comunicazione antica e certamente in disuso che forse dovremmo riscoprire, perché ci darebbe l’opportunità di assaporare il tempo in modo diverso, facendoci provare, per una volta, l’ebbrezza dell’attesa di una risposta senza l’ansia della notifica di lettura.

Written by Andrea Paolo

46 anni, nato in provincia di Reggio Calabria, emigrato negli anni '80 al nord, è laureato in scienze politiche. Ha lavorato come ricercatore all'estero e studia da anni la criminalità organizzata. Per UrbanPost si occupa di news di cronaca e di gossip sui personaggi del mondo dello spettacolo.

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