di Gianluca Capiraso

Crocetta, ma è una Vittoria Vera?


 

Il giorno dopo il voto, tutti a festeggiare il successo di Rosario Crocetta, nuovo Governatore della Regione Autonoma della Sicilia. Una vittoria storica, s’è detto. La prima volta della sinistra in Sicilia dal dopoguerra, si è sentito ripetere da più parti. Eppure basta dare uno sguardo al nome del primo partito alleato del Pd – che ha sostenuto la sua candidatura dell’ex sindaco di Gela – per cominciare ad avere qualche dubbio.

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E’ l’Udc di Pierferdinando Casini. Il vecchio che avanza. L’establishment che a quella terra ha regalato gente del calibro di Totò Cuffaro. Gli stessi che, senza farlo sapere in giro (soprattutto tra gli elettori del nord), in regioni strategiche del Sud (ancor prima della Sicilia) si sono affidati ai principali rappresentanti della malapolitica e del clientelismo dell’ultimo trentennio.

Ciriaco De Mita, ad esempio, vi dice qualcosa? E’ nato sfortunatamente nella mia provincia: l’ha prima sedotta, poi abbandonata ed infine distrutta. Ed ogni qualvolta che – soprattutto da Roma in su – sento associare il suo nome  a quello della mia terra, è come se fossi assalito un senso di disperazione. La stessa disperazione che ha portato in passato decine di migliaia di persone ad eleggere questo tipo di personaggi come loro “salvatori”. Tanto poi, una volta giunti al tramonto della loro vita politica, ci pensa l’UDC di Pierferdy a riesumarli.

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Ecco perché la vittoria di Rosario Crocetta – un signore comparso nel mondo marcio della politica – è da prendere con le molle. Sperando che il nuovo Governatore di questa grande terra che è la Sicilia non ripeta la storia di altri uomini “rivoluzionari” che, dopo aver trionfato alle precedenti tornate elettorali, hanno puntualmente deluso e disatteso le aspettative dei propri elettori. I riferimenti ai sindaci della “rivoluzione arancione” – Luigi De Magistris a Napoli e Giuliano Pisapia a Milano – sono tutt’altro che casuali.

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