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Decreto Dignità relazione Inps: qual è l’analisi di Tito Boeri? La risposta di Di Maio è eloquente

Decreto Dignità, qual è la relazione realizzata dall’Istituto Nazionale Previdenza Sociale, ovvero l’Inps? Il presidente Tito Boeri ha spiegato la gestazione delle stime sugli effetti dei provvedimenti del governo. Anzitutto, in commissione, ha ricostruito il carteggio tra il ministero del Lavoro (Di Maio) e l’Istituto per arrivare a definire gli impatti. In particolare, ha detto che “il 2 luglio il ministero del Lavoro ha inviato la richiesta di stima della platea di lavoratori coinvolti” dai provvedimenti, “per stimare il minor gettito contributivo dai lavoratori a termine” da compensare con il maggior gettito derivante dal rincaro dei contributi dopo il primo rinnovo. Questo snodo è fondamentale per Boeri perché già nella richiesta di fatto “si riconosceva che ci sarebbe stata una riduzione dei lavoratori del tempo determinato”. Per altro, il presidente Inps ha rimarcato che già la prima relazione tecnica inviata dall’Inps al ministero del Lavoro “in data 6 luglio 2018 alle ore 12.23”, ha “una lunghezza di sei pagine e contiene tabelle che offrono un’immediata rappresentazione delle stime, contiene già i numeri sugli effetti occupazionali negativi del provvedimento, come confermato dal Ministro Di Maio ieri in audizione”. Aggiungendo poi: “Bisogna almeno sfogliarla (la relazione tecnica, ndr) per carpirne i contenuti…”.

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Perché con il Decreto Dignità è previsto l’aumento della disoccupazione

Spiegando la ragione della stima di maggiori disoccupati ha ricordato che con la riduzione della durata dei tempi determinati aumenta il turnover di questi lavoratori. Nella fase del ricambio, il datore di lavoro potrà stabilizzare il lavoratore, assumerne un altro a tempo o in somministrazione, oppure chiudere il rapporto. Il ragionamento di Boeri è che il datore di lavoro sarà disincentivato a stabilizzare visto che è stata aumentata l’indennità di licenziamento, e che sarà disincentivato anche a trovare un nuovo lavoratore a causa dei costi di ricerca ad essa collegati. “Vi sono ampie ragioni, sia teoriche che empiriche, per ritenere che il provvedimento possa avere, almeno inizialmente un impatto negativo sull’occupazione”. Detto che le stime dell’Inps sono state condotte su base dei dati forniti dallo stesso dicastero del Lavoro, sulla quantificazione l’Istituto ha difeso l’indicazione di 8.000 posti di lavoro in meno, che anzi “possono apparire addirittura ottimistiche se si tiene conto che ai lavori in somministrazione vengono estese tutte le restrizioni stabilite dal decreto per i contratti a tempo determinato”.

La reazione del Movimento 5 Stelle all’analisi di Boeri e la risposta di Di Maio su Facebook

La risposta dei grillini non si è fatta attendere. I portavoce del M5S in Commissione lavoro al termine dell’audizione hanno diramato una nota sottolineando che “le stime dell’Inps sui possibili inoccupati a causa del Dl dignità di cui sta parlando Boeri in questi giorni non tengono in nessuna considerazione il livello degli ordinativi delle imprese e il livello degli investimenti. Assomigliano quindi più a delle previsioni arbitrarie che non dicono nulla sulla domanda di lavoro che ci sarà tra dieci anni. Nella relazione tecnica si parla di 8mila posti di lavoro in meno – continuano – ma non esistono elementi che possano portare a una verifica parlamentare delle variabili utilizzate per elaborarla. Non sono altro che valutazioni di carattere politico, quindi”.  E Di Maio, su Facebook, ha sottolineato come:  “Boeri dice a me di aver perso il contatto con la realtà. La verità è che oggi si è seduto sui banchi dell’opposizione. Non è la prima volta, speriamo sia l’ultima”, ha scritto sul suo profilo Facebook Luigi di Maio. Pochi minuti prima fonti di palazzo Chigi avevano fatto sapere di considerare i toni di Boeri “inaccettabili e fuori luogo”, ancora più gravi perché arrivano da una figura che dovrebbe mantenere un profilo “squisitamente tecnico”.

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