di Redazione

Decreto Ilva: Quando Violare la Costituzione Diventa un Hobby


 

C’era una volta un’acciaieria, fra le più fiorenti in Europa, di proprietà dello Stato, svenduta ad un imprenditore (o se volete “prenditore”) che per un quindicennio circa lucra parecchi profitti (circa 4 miliardi di euro) senza mai adeguare gli impianti alla benché minima norma ambientale

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Il Governo fa poco e lo fa male. Fatto sta che il prenditore continua a lucrare, e l’Ilva ad inquinare. Allora ecco che come in tutte le storie arriva il paladino della giustizia ( la procura e il Gip) che sequestra gli impianti e frena la produzione. Apriti cielo. Un putiferio. Si rincorrono proteste, accuse a destra e manca. Chi è il responsabile di questo scempio? Il prenditore o i Governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni? E quali le soluzioni?

Il dibattito si concentra sulla seguente questione: salute o lavoro? Dobbiamo scegliere, non possiamo avere tutto, e che taccia quel pezzo di Carta del 1948 quando dice “la repubblica è fondata sul lavoro” o definisce la salute “diritto fondamentale”. La domanda è: vuoi vivere in salute fino quando non sei morto di fame o vuoi lavorare per comprarti medicinali e pagarti cure per alleviare quel cancro che si forma nel tuo stomaco? La scelta è libera. Ecco che il Governo dei tecnici (e che tecnici) ha dato la soluzione: il Decreto Legge Clini.

Si legge nel testo che “i provvedimenti di sequestro e gli altri provvedimenti cautelari di carattere reale dell’autorità giudiziaria consentono di diritto, in ogni caso” la “prosecuzione dell’attività produttiva nello stabilimento e della conseguente commercializzazione dei prodotti”. E tutto ciò a condizione che l’Ilva, in pratica, si metta in regola con le norme ambientali, sotto stretta vigilanza ed entro un termine preciso.

Ora, innanzi tutto, questo decreto pecca per un motivo logico: come può un decreto legge “autorizzare” una produzione quando un giudice ha detto che ogni pezzo in più di acciaio prodotto è un pericolo per la salute? Si risponderà: ma medio tempore l’azienda si mette in regola. Si, ma intanto inquina. No, non deve funzionare così. Prima si fa qualcosa di forte per rendere meno inquinante possibile la produzione (eliminare l’impatto ambientale è impossibile) e poi si ricomincia, dando lavoro e salute.

Corte Costituzionale Decreto Salva Ilva

In più, in questo decreto, c’è l’ennesima dimostrazione del fatto che violare la Costituzione è diventato una sorta di hobby . È straordinario: nessuno, alla vigilia dell’emanazione del decreto, ha detto che siamo di fronte ad una cd “legge provvedimento”. Cosa vuol dire? Vuol dire che un atto avente forza di legge (un decreto legge che dovrà essere approvato dal parlamento, ma medio tempore immediatamente efficace) si sostituisce ad un provvedimento amministrativo che dovrebbe essere preceduto da una serie di garanzie procedimentali a tutela degli interessi pubblici in gioco (in questo caso ambiente e lavoro).

Un potere attribuito, dalla Costituzione prima e dalla legge nello specifico, alla pubblica amministrazione in capo al ministero dell’ambiente, viene trasferito al Governo che agisce come una sorta di legislatore d’urgenza. In altri termini il rilascio della AIA (autorizzazione integrata ambientale) non è quindi contenuto in un provvedimento amministrativo (come dovrebbe) ma in atto avente forza di legge. E non si può. Ergo il potere legislativo interferisce con quello esecutivo, violando la Costituzione.
Ma non finisce qua! Perché lo stesso decreto rende inefficace un provvedimento cautelare della Magistratura, potere autonomo rispetto a Parlamento e Governo, sostituendosi alla stessa. Ragion per cui siamo di fronte ad un’altra ingerenza: quella del potere legislativo nel potere giudiziario.

Dunque più conflitti tra poteri dello Stato che la Corte Costituzionale potrebbe rilevare e mettere nel nulla, perché incostituzionale, il decreto legge salva Ilva. Senza contare i profili sostanziali del decreto che potrebbero rivelare altri punti di frizione con la Costituzione. E tutto questo in un solo decreto. Però, che tecnici!

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