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Delitto Casati Stampa: un omicidio-suicidio dai contorni torbidi e peccaminosi, la storia

Il Delitto Casati Stampa è noto anche come delitto di via Puccini, e avvenne a Roma il 30 agosto 1970 nell’abitazione di Camillo II Casati Stampa di Soncino. L’uomo uccise la moglie Anna Fallarino (nata il 19 marzo 1929) ed il suo giovane amante Massimo Minorenti (nato nel 1945), per poi togliersi la vita dopo avere commesso il duplice delitto. Il truce fatto di cronaca suscitò molto clamore per via dei personaggi coinvolti e per i contorni morbosi che lo caratterizzarono. Oltre la notorietà dei coniugi Casati Stampa – una delle più antiche famiglie nobiliari milanesi – Minorenti era già noto per avere avuto una relazione sentimentale con la ballerina Lola Falana ed aveva conosciuto la Fallarino a un ricevimento. Entrò quindi nella rete dei rapporti sessuali cui il marchese spingeva la moglie, e che avevano luogo in sua presenza. Quella del marchese, però, non era una partecipazione attiva.

Camillo Casati e Anna Fallarino si incontrarono per la prima volta a Cannes nel 1958. La donna all’epoca era sposata con l’ingegnere Giuseppe “Peppino”, che poi sposò Patrizia De Blanck. Camillo Casati divenne il suo amante, fino a farle ottenere l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota pagando, si dice, 1 miliardo di lire; la sposerà poi, con rito sia civile che religioso, nel 1959. Durante il viaggio di nozze Camillo Casati le rivelò i suoi perversi gusti sessuali, per poi indurla ad intrattenere rapporti sessuali con giovani aitanti che era lui a scegliere e pagare. Li guardava fare sesso con la moglie e scattava fotografie durante gli amplessi. Di tale passione voyeuristica ci restano numerose annotazioni scritte di suo pugno relative ai momenti e alle esperienze più soddisfacenti di questi incontri intimi di cui era spettatore.

“Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l’amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia. Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena”, questo uno degli appunti piccanti da lui lasciati. A lungo andare in lui si insinuò il timore che la moglie si facesse coinvolgere anche sentimentalmente dai suoi amanti occasionali. Era inevitabile, visto il contesto, che la situazione degenerasse. Le torbide passioni del marchese – voyeuristica e candaulistica, ovvero eccitarsi nel vedere qualcuno nudo e/o fare sesso con altri e nello specifico il proprio partner avere rapporti sessuali con altri –  inghiottirono anche una inizialmente titubante Annamaria, che accettò di soddisfare le richieste del marito andando a letto con vari giovani e prestanti uomini che era lui a scegliere e pagare.

Il marchese si assentò dalla sua residenza di Roma per una battuta di caccia, ospite dei conti Marzotto a Valdango. Dopo la mattinata, quando chiamò a casa sua al telefono non gli rispose la moglie ma il Minorenti, cosa che lo fece agitare ed insospettire. Oltre al sesso tra lui e la moglie c’era del sentimento, e questo pensiero lo tormentava. Si precipitò allora a Roma, presso la sua villa in via Puccini. Appena arrivato a casa disse alla servitù di non disturbarlo per nessuna ragione ed entrò nel salotto dove i due amanti lo stavano aspettando. Sparò con tre colpi la moglie e con due l’amante ed infine, decise di farla finita puntandosi contro la medesima arma. La servitù, dopo aver sentito gli spari, chiamò subito a polizia che, una volta giunta sul posto, scoprì i torbidi retroscena della storia che finì su tutti i giornali.

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