in

Chi è Denis Cavatassi, l’italiano condannato a morte in Thailandia

Chi è Denis Cavatassi, l’italiano condannato a morte in Thailandia il cui caso è arrivato solo adesso in Senato? L’uomo ha 50 anni ed è rinchiuso nelle carceri tailandesi con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio, Luciano Butti, ucciso nel marzo del 2011 a Pukhet dove entrambi avevano un’attività di ristorazione. Questa è una delle lettere che in questi anni ha inviato in Italia, alla sua famiglia e che viene riportata nell’edizione odierna di La Repubblica: “Mi rendo conto solo ora che il destino possa riservare delle esperienze che vanno oltre ogni immaginazione. Prima di vivere tutto questo non avevo mai riflettuto a fondo sul concetto di giustizia e di punizione, o su come, spesso, si possa essere troppo facilmente giustizialisti di fronte a quello che potrebbe essere anche un errore giudiziario.”

Leggi anche: Tutte le news con UrbanPost

Chi è Denis Cavatassi e cosa faceva in Thailandia

Denis Cavatassi in Thailandia “lavorava nel settore ricettivo turistico e ristorazione. Gestiva insieme ad altri soci dei ristoranti e una guest house. Denis è arrivato in Thailandia dopo aver lavorato 6 mesi ad un progetto di sviluppo agrario in Nepal come volontario con una ONG italiana: Lvia”. Dopo l’esperienza in Nepal – racconta la sorella Romina a La Repubblica – e prima di tornare in Italia decise di fare un viaggio nel sud est asiatico. In Thailandia conobbe Butti che gestiva un ristorante e stava cercando soci per la ricostruzione di una piccola guest house che era stata distrutta dalla Tsunami. Denis e il suo compagno di viaggio, Giancarlo, decisero di investire una piccola somma di denaro in questa società con l’idea di trasferirsi in Thailandia durante l’inverno e di continuare a lavorare come agronomo in primavera ed estate. In Thailandia però conobbe una ragazza che sarebbe poi diventata sua moglie e la madre di sua figlia. E la vita in Thailandia, diventò, così più stabile”.

Denis Cavatassi condannato a morte: “Questo va al di là della mia immaginazione”

Denis Cavatassai, l’uomo condannato a morte in Thailandia, ha scritto diverse lettere in questi anni. Repubblica ne riporta uno stralcio relativa al periodo subito successivo al suo arresto: “Mi trovo rinchiuso in un carcere medioevale accusato di omicidio. Tutto mi potevo aspettare vita ma questo va al di là della mia immaginazione. Questo drammatico avvenimento mi ha sconvolto la vita. Se fossi fatalista direi che è destino, se fossi religioso direi che è opera di Dio per mettermi alla prova. Ho visto detenuti con evidenti problemi, malattie della pelle su tutti, abbandonati a loro stessi per mancanza di personale medico e medicine all’interno della struttura carceraria. Ho ancora davanti agli occhi e nelle narici le condizioni igieniche assolutamente indegne di questo luogo. Una vergogna almeno ai nostri occhi occidentali. Siamo in 200 in una cella che può contenerne meno della metà, se di notte mi giro su un lato non trovo più lo spazio per rimettermi supino”.

Denis Cavatassi e la battaglia di Romina, la sorella che non vuole arrendersi

C’è chi non vuole arrendersi alla sentenza thailandese: è la sorella di Denis, Romina Cavatassi. “Non ci è consentito chiamarlo – racconta la sorella a Repubblica – né a lui di chiamare noi. Abbiamo notizie attraverso la moglie e gli amici che vanno regolarmente a trovarlo. Io l’ho visto il 5 gennaio. Sono andata a trovarlo insieme a mia cognata, ad un amico d’infanzia in vacanza in Malesia e, per la prima volta, insieme alla mia nipotina di 6 anni: Asia. Lo abbiamo visto per un’ora circa attraverso uno schermo interno. Una specie di Skype. Non ci hanno consentito di vederlo di persona, sebbene attraverso un vetro. Vedere sua figlia lo ha straziato ma gli ha anche dato tantissima forza. È stato molto straziante anche per me: l’emotività, come può immaginare, era ai massimi livelli. Spero, però, di avergli portato un po’ di speranza e un po’ di forza. Gli ho raccontato di avere ora l’appoggio e l’aiuto della Commissione dei Diritti Umani che aveva fatto un’interrogazione parlamentare poco prima di Natale e che anche l’ambasciata mi sembra più proattiva e presente. Gli ho detto anche di sentirmi anche io più forte grazie a i consigli tecnici e umani che ricevo da chi mi sta ora guidando”.

Denis Cavatassi e il pensiero per la figlia Asia

(…) “Il pensiero e la voglia di riabbracciare la mia piccola Asia e la mia famiglia in Thailandia e in Italia, i miei amici che non mi hanno mai abbandonato mi danno la forza di andare avanti e la speranza che la giustizia faccia luce sulla mia innocenza. L’amore mi salva e mi da la forza di andare avanti e non perdere la testa e la speranza”.

Bruno Peres schianto auto roma

Bruno Peres news: schianto in auto all’alba al centro di Roma, illeso

Ultimi sondaggi elettorali, Istituto Piepoli: percentuali dei partiti se si votasse oggi

Allarme razzismo dopo Raid a Macerata, scontro politico in vista delle elezioni 2018: Salvini contro tutti