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Derivati dei Comuni italiani: voragine da 4 miliardi che rischia di affondarci

Solo qualche giorno fa il Presidente della Consob, Giuseppe Vegas rilasciava un allarmante dichiarazione: «i derivati sono una bolla che mette a rischio l’ intera economia mondiale». La Guardia di Finanza evidenzia adesso che il mondo finanziario ha registrato intermediari che hanno proposto ristrutturazioni di debiti pregressi con la stipula di contratti di derivati. Molte amministrazioni pubbliche anche di dimensioni medio piccole, vedendosi tagliati continuamente gli strumenti finanziari, hanno stipulato contratti di finanza derivata.

Guardia di Finanza Sequestri Compro Oro

Emerge con drammaticità che strumenti utilizzati per proteggersi dai debiti contratti si sono invece rilevati altamente rischiosi e che molti enti quali comuni e regioni si trovano con problemi finanziari, sociali ed economici. Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, afferma che l’uso improprio dei derivati risulta estremamente pericoloso e ha prodotto disastri in molti Paesi, dal Regno Unito alla Germania, dove è stata persino costituita una “bad bank” per smaltire i titoli tossici.

Il Ministero dell’Economia non ha ancora apprestato una legislazione attuativa relativamente ai derivati di Regioni ed Enti locali. Forse con troppa leggerezza amministratori regionali e locali hanno utilizzato strumenti  che non conoscevano molto bene, mossi solo dall’esigenza di reperire fondi nell’immediato.

La finanza creativa, iniziata dal ministro Tremonti col governo Berlusconi, con la finanziaria del 2002 ha dato la possibilità agli enti locali di avvalersi di strumenti finanziari che adesso sembra siano alla base della loro crisi economica- finanziaria. Sembrava che affidarsi ad un operatore finanziario e ottenere la firma di una banca su un contratto bastasse a risolvere  tutto e mettersi al riparo da inconvenienti che adesso invece stanno venendo fuori.

Molto spesso, i funzionari pubblici hanno ritenuto che l’operazione si fosse esaurita con la firma del contratto, trascurando così ogni successivo controllo sull’andamento dei tassi e le eventuali rinegoziazioni delle operazioni. In realtà, lo swap è un contratto a somma zero. La perdita di una parte è bilanciata dal guadagno dell’altra. A perdere, molto spesso, sono gli Enti locali mentre a guadagnarci sono quasi sempre, gli istituti di credito.

Gli Enti locali, tendono a rivolgersi ad advisor esterni. In genere, si tratta di società, d’intermediazione finanziaria. L’advisor, spesso, tramite una banca controllata, diventa lui stesso controparte dell’Ente locale. Si genera quindi un vero e proprio conflitto d’interessi. A farne le spese, ovviamente, sarà la parte Pubblica. Siccome però i contratti sono a lunga scadenza, i debiti contratti dalle passate amministrazioni ricadranno su quelle future.

È quanto sta avvenendo al Comune di Milano, al Comune di Pisa, alla Regione Lombardia, al Comune di Messina e a quello di Taormina solo per citarne qualcuno. Nei prossimi giorni ci si augura saranno più trasparenti tutti i contorni delle varie situazioni finanziarie che adesso sono coperte da riserbo, ma che nulla di buono promettono, le perdite potenziali si aggirano intorno ai 4 miliardi di euro.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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