di Michele Iacovone in ,

Diabete: bere vino almeno tre volte a settimana riduce i rischi


 

Secondo un team di esperti, bere vino almeno tre volte a settimana può ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2

Diabete, bere vino almeno tre volte a settimana riduce il rischioDiabete, bere vino almeno tre volte a settimana riduce il rischio

Una recente ricerca danese condotto su un campione di 70 mila persone ha rivelato che bere vino almeno tre volte a settimana può ridurre il rischio di contrarre il diabete di tipo 2. Lo studio è stato condotto dalla squadra di ricerca della dottoressa Janne Tolstrup del National Institute of Public Health dell’University of Southern Denmark ed è stata pubblicata su Diabetologia.

La dottoressa ha infatti spiegato: “Abbiamo scoperto che la frequenza ha un effetto indipendente rispetto al
quantitativo di alcol assunto. Quello che possiamo dire è che c’è un effetto migliore nel bere alcolici in quattro porzioni rispetto a un’unica dose tutta insieme“. Il team di ricerca ha, quindi, monitorato il consumo di vino per un arco di tempo pari a cinque anni. Dopo questo periodo, 859 uomini e 887 donne avevano contratto il diabete. Secondo i ricercatori, bere vino almeno tre volte a settimana riduce il rischio del 27 per cento negli uomini e del 32 per cento nelle donne.

Non si tratta però dell’alcol, ma del tipo di bevanda assunta. Il vino, infatti, è ricco di polifenoli, soprattutto in quello rosso. Per quanto riguarda la birra, invece, berne almeno sei boccali a settimana riduce il rischio di diabete del 21 per cento negli uomini, mentre per le donne non sono stati registrati effetti significativi. Al contrario, il consumo di superalcolici può invece aumentare i rischi nelle donne. Gli esperti, però, ci tengono a sottolineare che “l’alcol è associato a 50 diversi problemi di salute, dunque non è il caso di suggerire di bere alcolici“.

* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

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