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Diario Libanese: Beirut, il primo giorno in Libano



 

Il diario di Davide e Sabrina, giovani giornalisti freelance in Libano: il racconto del primo giorno a Beirut

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Beirut è lo strombazzare costante dei clacson delle macchine. Accanto ad una mercedes ultimo modello, una carretta malconcia, ma lo stile di chi siede al volante è lo stesso: l’obiettivo è riuscire a trovare quell’unico spazio, seppur angusto, dove potersi infilare e continuare la propria folle corsa. Beirut è un soldato messo a guardia di una moschea, cammina, si guarda intorno, forse un pò annoiato, l’atmosfera del resto è tranquilla. Ma lui è li al suo posto, quasi a volerci dire: “Dobbiamo stare sempre sull’attenti da queste parti ne sono successe tante di cose”. Beirut è un quartiere malandato, dove regnano rottami di macchine lungo le strade, palazzi cadenti, scoloriti, cumuli di immondizia, regno ideale per i gatti, un uomo dalla barba incolta fuma il suo sigaro seduto di fronte casa; ma basta camminare solo pochi metri e Beirut si trasforma in una città moderna e sfarzosa, caffè e ristoranti francesi, i brand del lusso più famosi, Dupont, Piaget, Rolex, Hermes, Porsche, Ferrari sono improvvisamente ovunque, sembra di essere finiti in un’altra città.

lungomare-beirut

Beirut è un lungomare soleggiato, i pescatori pazienti aspettano che il pesce abbocchi all’amo, i giovani libanesi corrono per tenersi in forma, mettendo in mostra muscoli e pettorali un po’ troppo scolpiti. l’ossessione per l’aspetto fisico è evidente a dimostrarlo anche i moltissimi saloni per interventi estetici e centri di benessere sparsi per la città. Dall’altro lato della strada, sul lungomare che segue la linea della costa, un’immensa distesa di grattacieli sembrano quasi gettarsi nel mare. Sono modernissimi con le loro vetrate illuminate dal sole, ma tra questi lussuosi colossi non mancano quelli su cui è possibile vedere ancora i segni dei bombardamenti della guerra civile. I buchi lasciati dai mortai sono visibili da una lunga distanza e in mezzo agli altri grattaceli, quelli sfarzosi, sembrano quasi voler dire: “La storia si può nascondere, ma non cancellare”.

beirut palazzoni di cemento

Si conclude la nostra prima giornata a Beirut. La lasciamo carichi di sensazioni nuove, di immagini insolite nella testa e odori a cui non siamo abituati. Per tornare a Jounieh, città a nord di Beirut dove per ora alloggiamo, saliamo al volo a bordo di un piccolo bus, che a caso si ferma lungo il percorso per far salire chiunque abbia bisogno di un passaggio. E’ il mezzo di trasporto più utilizzato, ma capire quali siano le tariffe non è semplice, i conducenti vanno troppo di fretta, non hanno tempo di rispondere alle domande di chi vuole informazioni. Nel viaggio del ritorno chiediamo quindi ad un giovane libanese seduto accanto a noi quanto costi una corsa: “2000 lire ogni tratta” Ok! Nel viaggio di andata siamo stati imbrogliati dal conducente che ci ha fatto pagare il doppio. Beirut è anche questo.

Sabrina Duarte
Davide Lemmi

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