di M.B. Michela in ,

Donna uccisa e fatta a pezzi nel Veronese: ex marito e attuale compagno sotto indagine


 

Donna uccisa e fatta a pezzi nel Veronese: ex marito e attuale compagno sotto indagine. Cosa sta emergendo dalle indagini

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Donna uccisa e fatta a pezzi nel Veronese: il nome della vittima è Khadija Bencheikh, originaria del Marocco, era nata nel 1971, regolare in Italia e abitava a Verona, dove si guadagnava da vivere  facendo lavori saltuari tra cui la badante.

Il suo cadavere smembrato in una decina di pezzi è stato disseminato su un terreno di campagna, i resti trovati casualmente il pomeriggio dello scorso 31 dicembre a Valeggio sul Mincio, nel Veronese. I carabinieri che stanno svolgendo le indagini su questo orrendo crimine, alla luce di quanto emerso  dagli accertamenti effettuati dall’anatomopatologo a Verona, hanno appurato che la donna è stata colpita più volte ferocemente alla testa con un corpo contundente non affilato che le avrebbe  provocato lesioni al cervello. Il cadavere è stato tagliato post mortem con una sega circolare, anche questo particolare è stato confermato dall’esame autoptico.

Sulla scorta di questi elementi investigativi, gli inquirenti avrebbero ragione di pensare che l’omicidio sia avvenuto al culmine di un litigio e che sia stato eseguito da qualcuno che conosceva bene la vittima. Si sta scandagliando la vita sentimentale e privata della donna, così pure quella dell’ex marito e del compagno attuale, senza escludere alcuna pista. La 46enne era divorziata dal 2009 e viveva regolarmente in Italia da una ventina d’anni. L’efferato crimine non è stato compiuto nelle campagne in cui c’è stato il ritrovamento dei resti umani. Di ciò gli investigatori sono certi.

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Il killer dopo avere ucciso questa donna ed aver fatto a pezzi il suo cadavere, ha trasportato i resti chiusi in un sacchetto di nylon azzurro, nascondendoli dentro una sacca da palestra di colore blu. Dopo li ha disposti sul terreno a semicerchio in un raggio di 3-4 metri (una messinscena o forse un indizio che porterebbe ad un macabro rituale) non più di 48 prime del ritrovamento degli stessi. I pezzi di cadavere sono stati abbandonati in un uliveto frequentato abitualmente da animali selvatici tra cui cinghiali; l’assassino forse sperava che gli stessi li divorassero e che di quel povero corpo straziato non rimanesse traccia.

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