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È morto il sergente Hartman di Full Metal Jacket: addio a Lee Ermey

Si è spento il sergente Hartman di Full Metal Jacket, uno dei personaggi cinematografici dell’ultimo secolo più iconici della storia del cinema. «Chi ha parlato?». Esordiva così Ronald Lee Ermey, alias sergente Hartman, in uno delle scene più belle di «Full Metal Jacket», film di guerra di Stanley Kubrick del 1987 che gli valse una nomination per i Golden Globe. L’attore di Kansas City si è spento a 74 anni per alcune complicazioni dovute a una polmonite. La notizia della sua morte è stata data dal manager Bill Rogin su Twitter. «Ci mancherà moltissimo», scrive.

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La carriera di Lee Ermey

Nato nel 1944, Ermey lascia la moglie e quattro figli. È stato sergente per la Marina dal 1960 fino ai primi anni 70, prestando servizio in Giappone e Vietnam, lo stesso scenario che lo rese celebre in «Full Metal Jacket». Quel film però è stato solo uno dei tanti di successo. Nella sua vita ha infatti recitato in 45 produzioni tra film e serie tv, otto invece sono le presenze da doppiatore. Dopo l’esordio in «Apocalypse Now» nel ruolo del pilota di elicotteri, Ermey è stato anche il sindaco Tilman nel film «Mississippi Burning – Le Radici dell’Odio» del 1988, il capitano di polizia in «Seven» del 1995, il capo ufficio Frank Martin in «Willard il paranoico del 2003» e il sadico sceriffo Hoyt nel remake di «Non aprite quella porta» diretto da Marcus Nispel. Alcune presenze anche nei cartoni animati. L’attore ha prestato la sua voce al Sergente, il comandante dei soldatini verdi di plastica nella saga di «Toy Story».

Lee Ermey e il passato burrascoso

In una intervista rilasciata nel 2010, il sergente Hartman, alias Lee Ermey, ha rivelato di essere stato nella sua giovinezza un «piantagrane e un po’ un furfante infernale», finendo anche in tribunale. «Un giudice dai capelli brizzolati mi ha dato una scelta: ha detto che potevo andare nell’esercito – in qualsiasi sezione avessi voluto – o che mi avrebbe mandato dove il sole non splende mai. E io amo il sole, non so voi», ha detto alla rivista. 

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