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Elezioni 2018, candidati M5s iscritti a loggia massonica: espulsi, ecco chi sono

Elezioni 2018, continuano i “guai” per il Movimento 5 Stelle. Salgono a tre i candidati massoni in quota M5s. Nella giornata di ieri sono emersi due nomi nuovi: sono Piero Landi a Lucca e Bruno Azzerboni in Calabria. Insieme a Catello Vitiello il Movimento li mette alla porta e annuncia una richiesta di danni.  Intanto, sarà chiesto loro di rinunciare al seggio e saranno inibiti dall’uso del simbolo. “Catello Vitiello e Piero Landi al momento della sottoscrizione della candidatura non hanno detto la verità e non ci hanno informato di far parte di una loggia massonica.”

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Candidati M5s iscritti a loggia massonica: la reazione del Movimento

L’iscrizione alla loggia massonica porta automaticamente all’espulsione dal Movimento 5 Stelle come si legge in un comunicato: “Non possono stare nel M5S e sempre per questo motivo gli sarà richiesto di rinunciare al seggio. Li inibiamo dall’utilizzo del simbolo e ci riserviamo di agire nelle opportune sedi al fine di risarcire eventuali danni di immagine cagionati al M5S”. E ancora, il Movimento 5 Stelle si riserba di agire nelle sedi opportune poiché Landi e Azzerboni non avevano riferito della loro posizione al momento della sottoscrizione con il partito di Luigi Di Maio. “Al momento della sottoscrittura della candidatura Azzerboni e Piero Landi non ci hanno informato, non hanno detto la verità. Per questa ragione non possono stare nel Movimento 5 Stelle e sempre per questo motivo gli sarà richiesto di rinunciare al seggio.”

Caso rimborsopoli M5s: è scontro Di Maio – Iene

Di Maio ha così comunicato che sarebbero otto i parlamentari morosi, con un buco di quasi 800mila euro. Ma secondo la nostra fonte sarebbero quasi il doppio. E alcuni di questi parlamentari morosi, ancora senza nome perché prima vorremmo incontrarli per chiedere conto, avrebbero escogitato un altro giochino originale per trattenere più soldi nelle loro tasche. Non si tratterebbe del solito metodo di annullamento del bonifico appena inviato, che permetteva così di inviare la ricevuta al sito tirendiconto.it e quindi di risultare formalmente in regola, che in tanti hanno praticato”. Lo afferma il programma Le Iene presentando la seconda puntata dell’inchiesta sulle restituzioni “fantasma” del M5S e sottolineando: “Secondo la nostra fonte, però, i parlamentari coinvolti nella mancata restituzione di parte del loro stipendio sarebbero 14”.

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