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Elezioni 2018, dimissioni Renzi in caso di sconfitta Pd? Il segretario DEM risponde così

Il leader del Pd Matteo Renzi, intervistato a Italia 18 su SkyTg24, non ha dubbi e risponde duramente a chi avanza una sua possibile dimissione dal Partito Democratico in caso di sconfitto alle elezioni 2018: “Io sono pronto a parlare di programmi, da qui a domenica. Non ci sarà nessun passo indietro e trovo sconcertante che tutto il tema della campagna elettorale sia quel che faccio io. Se pensate che passiamo l’ultima settimana a parlare del dopo, avete sbagliato destinatario”. E sulle larghe intese, pochi dubbi per Matteo Renzi: “Il problema di un governo ampio è la presenza di Matteo Salvini? Il 5 marzo i problemi della formazione saranno in testa a Sergio Mattarella. Noi non faremo il governo con gli estremisti, perché sarebbe un qualcosa che nessuno in Europa capirebbe”.

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Renzi attacca Liberi e Uguali di Pietro Grasso

Non manca un affondo contro Liberi e uguali, la formazione guidata da Pietro Grasso: “Essere di sinistra significa essere orgogliosi dei risultati di questi anni”, specifica Renzi negli studi di SkyTg24 soffermandosi su temi come unioni civili, legge sul Terzo settore e sul caporalato. “Essere di sinistra significa dare più soldi al ceto medio, gli 80 euro e avere valori e rispettarli”. E conclude: “Non si è di sinistra quando si fa vincere la destra. Chi vota per il partito di Grasso e di D’Alema non fa vincere gli ideali marxisti o l’Internazionale socialista, fa vincere la Lega”. “Tra un po’ mi aspetto che mi danno anche la colpa del Burian”, prosegue Renzi ritenendo “sconcertante che la campagna elettorale ruoti attorno a quello che faccio io. In questi mesi hanno scritto cose fantastiche sui social”.

Matteo Renzi news

Liberi e Uguali risponde a Matteo Renzi

Nicola Fratoianni, esponente di Leu, al videoforum di Repubblica Tv attacca: “Renzi ha fatto di più e meglio di Berlusconi, giocando sul suo stesso terreno. Berlusconi non è riuscito a togliere l’articolo 18, la sua riforma della scuola è arrivata fino a un certo punto. E l’offensiva alla Costituzione non è mai stata portata così avanti come dal segretario del Pd”. Ma non esclude la possibilità della ricostruzione di un dialogo con i dem dopo le elezioni, a patto che la guida di quel partito cambi da giorno 5 marzo 2018.

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