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Elezioni 2018, Luigi Di Maio annuncia l’esclusione di Caiata: i dettagli

Linea dura del Movimento 5 Stelle su Salvatore Caiata, patron del Potenza calcio, candidato nelle liste pentastellate ma che risulta indagato nell’ambito di una inchiesta per riciclaggio. “Al di là delle sue eventuali responsabilità penali – scrive Luigi Di Maio in un post su Facebook – che sarà la magistratura ad accertare, per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione dal MoVimento 5 Stelle”. Così il leader M5s Luigi Di Maio in un post su Fb. Il presidente del Potenza Calcio Salvatore Caiata, è indagato nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio a Siena, dove l’imprenditore è titolare di diverse attività.

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Elezioni 2018, il post di Salvatore Caiata su Facebook

“Sono totalmente convinto della mia buona volontà, della mia buona fede e della mia innocenza ma non voglio che il M5s abbia alcun danno da questa vicenda perché nulla c’entra. Per questo metto totalmente a disposizione tutta la documentazione che possa servire per chiarire questo attacco che mi viene rivolto e mi autosospendo dal Movimento”. Lo annuncia in un post il candidato M5s Salvatore Caiata. Inoltre, si dice “assolutamente sereno” per la “totale infondatezza delle cose che sono state dette” sull’inchiesta di Siena in cui è indagato per riciclaggio. “Sono tranquillo che in pochissimo e brevissimo tempo si farà luce su questa cosa e in quel momento chiederò la riammissione al Movimento”. Caiata è candidato con i pentastellati nel collegio uninominale della Camera Potenza-Lauria.

Su cosa è indagato Salvatore Caiata?

Salvatore Caiata è coinvolto in un’inchiesta iniziata nel 2016 sul reimpiego di fondi con Cataldo Staffieri, responsabile de «La Cascina» per Toscana e Umbria con il quale Caiata ha concluso molti affari legati alla compravendita di bar e ristoranti. Quasi tutti i locali di Piazza del Campo, tanto che è soprannominato «il padrone della Piazza»: il «Campo», la «Conca d’Oro», «Liberamente Osteria», «Pomodorino», «La birreria», il «Nannini Massetana», il «Nannini Toselli», questi ultimi due gestiti direttamente da «La Cascina». Perché il giochino – secondo l’accusa – era il seguente: lui comprava questi locali a poco, grazie ai mutui a breve termine che il Monte dei Paschi di Giuseppe Mussari (col quale era molto legato) gli concedeva per milioni di euro; poi affittava quei locali a gente comune che gli pagava somme esorbitanti, con le quali saldava i mutui.

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