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Elezioni 2018 risultati, Luigi Di Maio scrive una lettera a Repubblica e intanto Scalfari lo ‘battezza’: “Politico intelligente”

È tempo di pensare all’avvio della cosiddetta Terza Repubblica dopo i risultati delle elezioni 2018.  Luigi Di Maio scrive una lettera a La Repubblica. Da Pomigliano, sua città di residenza, il leader pentastellato nella serata di ieri ha ringraziato gli elettori e spiegato “non siamo una forza territoriale, siamo inevitabilmente proiettati al governo di questo Paese, non come altri che sono forze politiche territoriali che stanno a oltre 15 punti da noi”. E ha aggiunto: “Non siamo né di destra né di sinistra. Ora ci sono da eleggere i presidenti delle Camere, noi siamo pronti al dialogo con tutti ma dovete venire a parlare con noi perché sennò è difficile fare qualcosa in questa legislatura”. 

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Di Maio a La Repubblica: “Cambiamo l’Italia tutti insieme”

Per Luigi Di Maio non ci sono dubbi e in una lettera a La Repubblica spiega: “Gentile direttore, come ho avuto modo di dire a caldo commentando i risultati, con il voto del 4 marzo è iniziata la Terza Repubblica, che sarà la Repubblica dei Cittadini. La portata di questo voto è immensa e segna uno spartiacque con tutto quello che è venuto prima. Forse ancora non ne apprezziamo del tutto l’importanza, soprattutto per quanto inciderà sugli anni a venire. Ma una cosa è sicura. Da qui non si torna più indietro.” E Luigi Di Maio, leader politico del Movimento 5 Stelle, non ha intenzione di fare alcun passo indietro: “Senza di noi non parte nessuna legislatura.”

Scalfari battezza Di Maio: “Meglio lui di Salvini”

“Un tempo li consideravo uguali. Nel senso che non si votano. Perché erano al centro uno della chiusura e l’altro del populismo, il movimento grillino. Oggi tra Salvini, che è quello di prima, e Di Maio che sembra radicalmente cambiato, sceglierei Di Maio”. Così il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari in un’intervista a Di Martedì. “Di Maio ha dimostrato – sostiene Scalfari – un’intelligenza politica notevole, perché di fatto il Movimento è diventato un partito. Lui addirittura ha steso la lista dei ministri e l’ha voluta portare al Quirinale”.

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