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Elezioni politiche luglio 2018? Di Maio a diMartedì stupisce: “Decreto per votare a giugno”

Voto a luglio 2018? No, per il Movimento 5 Stelle è già troppo tardi. Lo rivela il capo politico pentastellato, Luigi Di Maio, ospite a Dimartedì, da Giovanni Floris, su La7: per il politico italiano, infatti, si deve andare al voto il prima possibile perché : “Luglio è un problema. Noi abbiamo intenzione la settimana prossima di chiedere di emanare un decreto di emergenza ad hoc che consenta di modificare un parametro sul voto degli italiani all’estero e quindi andare a votare anche a giugno.” Eppure, le altre forze politiche come Lega e Partito Democratico sembrano non essere intenzionati ad appoggiare l’idea di un “decreto” per votare un mese prima.

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Di Maio a Dimartedì: “Ecco cosa penso di Pd e Berlusconi”

Negli studi di Giovanni Floris, a Dimartedì, Di Maio ha spiegato la sua posizione nei confronti del Pd e di Berlusconi. “Con il Pd non voglio averci mai più nulla a che fare, per come si sono comportati”, ha detto. “Mi è costato tanto andare dal Pd perché noi abbiamo fatto tante battaglie contro le loro leggi ignobili – ha spiegato – loro sono andati dal presidente Fico a dire che aprivano mentre Renzi è andato da Fazio a chiudere.” Di Maio ha parlato anche di Silvio Berlusconi: “In quale paese europeo esistono le coalizioni prima delle elezioni? Nei sistemi proporzionali gli accordi si fanno dopo. Questi fanno le coalizioni per prendere più seggi. Come facciamo a fare una legge anticorruzione con Berlusconi?”

Di Maio a Dimartedì: “Io Grillo lo capisco, questo sistema non va bene”

E ancora, Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle, sottolinea come durante l’ultima campagna elettorale la linea portata avanti è stata quella di: “Restare nell’Unione Europea e monetaria. “Ma se nella democrazia rappresentativa si elegge una forza politica con 11 milioni di voti e Salvini, Renzi e Berlusconi non la fanno andare al governo a un certo punto l’opinione pubblica non crede più nella democrazia rappresentativa.” Il problema, ribadisce Di Maio, è che in questo sistema: “Non si consente a una forza politica, con un opportuno dialogo con le altre, di arrivare a modificare alcuni trattati europei, è logico che poi si torna a chiedere strumenti sempre più forti di democrazia diretta e partecipata – ha proseguito -. Io Grillo lo capisco: se la democrazia rappresentativa diventano sempre più vuoti, cominciano a muoversi altre richieste extraparlamentari, legittime se con tutti gli strumenti di democrazia diretta e partecipata.”

 

 

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