di Antonio Paviglianiti in

Enrico Mentana Facebook: “La carta geografica non può essere solo effetto di guerre”, è polemica


 

Enrico Mentana su Facebook apre il dibattito sulle indipendenze e autonomie: “Perché la Catalogna no? E questi altri invece sì?”

Enrico Mentana Facebook

Enrico Mentana su Facebook fa discutere animatamente. Questa mattina, infatti, il direttore del TG di La7, nonché volto noto del web e a tutti gli effetti un influencer dell’informazione politica italiana, ha postato un breve messaggio prendendo in esame la querelle “indipendenza”. Un tema caldo che in qualche modo può riguardare anche l’Italia con il Referendum previsto nelle settimane prossime per l’indipendenza della Lombardia. In questo caso, però, Enrico Mentana si è soffermato su quanto sta accadendo in Spagna con la ricerca, costante, da parte della Catalogna di avere una propria autonomia.

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Enrico Mentana su Facebook: “Perché la Catalogna non ha diritto all’indipendenza?”

“Ma perché i curdi, i catalani, i baschi non dovrebbero aver diritto a un loro stato? Perché l’Armenia sì e il Kurdistan no? Perché Andorra sì e la Catalogna no? Perché il Liechtenstein sì e l’Euskadi no? Perché Israele sì e Palestina no? Le croste terribili del passato non possono farci sviare dalla strada più diritta verso un futuro giusto. Un popolo, una storia, una lingua, una nazione. Conosco i mille problemi, interessi, blocchi: ma la carta geografica non può essere solo l’effetto delle guerre.” Questo è quanto scritto nella giornata odierna, venerdì 22 settembre, da Enrico Mentana su Facebook: un messaggio lungo che non è passato inosservato.

Enrico Mentana, interagendo con i suoi follower, ha voluto precisare alcuni suoi pensieri personali. Anzitutto evidenziando come il Referendum non debba essere uno strumento da temere: “Magari la maggioranza dei catalani la pensa diversamente…” mentre a chi gli fa notare che anche la stessa Sicilia potrebbe avere una sua autonomia poiché avente lingua e storia, il direttore Mentana precisa: “No, attenzione: non confondiamo il dialetto con la lingua.”

 

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