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Ester Pantano, La Mossa del cavallo: ecco cosa è successo sul set

Protagonista il 26 febbraio su Rai 1 del film in costume intitolato “La mossa del cavallo“, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, ma anche del film “Duisburg – Linea di sangue” di prossima programmazione in televisione, Ester Pantano è una giovane attrice di grande talento. Nata a Catania, si è sempre divisa fra lo studio delle lingue, la ginnastica artistica a livelli agonistici e l’arte. Il pubblico di Rai 1 la conosce già per aver partecipato nel 2012 in Montalbano. Molti possono poi averla vista nel videoclip  All’improsvviso” degli Zero Assoluto oltre che nel film “Labbra blu” di Andrea Rusich. UrbanPost l’ha intervistata in esclusiva per scoprire qualcosa di più sul suo personaggio nel film tratto dal romanzo di Andrea Camilleri.

Come ti sei calata nei panni di una vedova siciliana?

Per prima cosa ho chiesto a mio padre la storia della mia famiglia ma anche qualcosa sulla Sicilia di quei tempi. Mi ha aiutato tantissimo parlare con il regista e poi fin dai primi provini, andando alla scuola dove ho studiato, il Centro Sperimentale, ho consultato ed attinto dalla videoteca. Ho potuto così prendere spunto da opere del calibro de I Viceré, il Gattopardo, ecc, ecc … . Ho utilizzato tutti i mezzi a mia disposizione per approfondire l’atmosfera di una Sicilia che non è quella di oggi. A darmi poi l’aiuto finale sono stati gli abiti che mi sono stati cuciti addosso. Già il corpetto e la costrizione che esso regalava al mio corpo mi dava una idea ben precisa del tuttoIl mio personaggio, però, non è una vedova siciliana tradizionale, anzi è una donna molto ‘eccentrica’. In siciliano viene definita “Quella gran B*** ” o quella “caiorda”. Quest’ultimo è un termine che per una siciliana che se lo sente davvero dire nella vita è uno degli insulti peggiori. Si riferisce ad una persona sporca dentro, ad una persona che scende a compromessi …

Cosa hai messo di tuo nel personaggio? Quali caratteristiche avete in comune? 

In comune abbiamo che lei è molto forte o quantomeno ha una grossa resistenza. Il fatto che lei sia quella che è, per il fatto di essere viva, ma anche per il vivere in un paesino così piccolo e che nonostante tutto continua ad andare avanti, la rende sicuramente una donna con una grande resistenza. L’arrivo del personaggio Riondino per lei è quell’attimo di respiro, quell’attimo che le regala la possibilità di vivere una vita nuova. Arriva cioè un qualcuno che non la conosce, che non sa la sua fama e la sua storia e le da la possibilità di non rimanere intrappolata nella sua nomea con l’angoscia non non riuscire più ad uscirne. Una determinata nomea o reputazione che non ti scolli più di dosso, in un paese piccolo, è davvero la fine perché si tramanda di generazione in generazione e non ti lascia possibilità di riscatto. 

Come è stato lavorare con Michele Riondino? 

Lavorare con Michele è stato molto bello. Ha una grande esperienza e riesce a venirti incontro senza nemmeno rendersene conto. Ha una consapevolezza di quello che sta facendo che è davvero importante.

Puoi raccontarci qualche aneddoto divertente accaduto sul set? 

(Ride) Il primo giorno di riprese, c’era la presentazione in scena, quindi filmica, di me e Riondino. Io dovevo pronunciare parole, verbalizzare … e dovevo dire in dialetto “Trisina Cicero sugnu” fatto sta che questa frase è uno scioglilingua … beh … io scendo e dico “Ce sugnu Cicero” (ride). Si rompe quindi l’atmosfera … Quando arriva una attrice nuova su un set o quando inizi una avventura con una troupe che conosceva già Riondino, c’è questa attesa della verbalizzazione di qualcosa, di sentirmi attraverso la recitazione … si è rotto questo clima, ci siamo fatti tutti una risata e da lì è poi partito tutto. E’ stato molto divertente. Immaginati questa donna procace, che arriva in scena, piena di pizzi, merletti … e si impappina subito … E’ stato tutto molto buffo. Insomma è stato l’ingresso ottimo (ride).

Ho letto nella tua scheda che hai studiato lingue, hai fatto ginnastica artistica .. 

Faccio boxe anche … Sono cintura blu di kick boxing …

Come riesci a coniugare tutte queste attività? 

Sono assolutamente complementari. Tra l’altro, una novità che non sa nessuno, da due settimane ho iniziato pianoforte. Il fatto è che oltre ad essere iperattiva e c’è la mia ricerca di poter fare più cose, e anche bene,  perché non amo che ci sia qualcuno che possa sostituirmi per interpretare un ruolo. Canto, ballo, sto cercando di riempire tutti i buchi, sto cercando di essere il più completa possibile. Uno dei film che ultimamente ho amato più di tutti è sicuramente Whiplash dove il protagonista, oltre che ad essere un attore incredibile, è poli-strumentista e suonava davvero lui la batteria in quel modo. Ho iniziato a studiare pianoforte, ad esempio, perché l’idea di accompagnarmi da sola con il piano potrebbe essere il massimo. In più qualora arrivasse la possibilità di interpretare il ruolo di un pianista potrei farlo … 

C’è un ruolo, un personaggio in particolare, che vorresti interpretare nel prossimo futuro? 

Mi piacerebbe tantissimo interpretare una eroina di Bergson, come ho già detto in altre interviste. Rimanendo in Italia mi piacerebbe avere l’opportunità di lavorare nuovamente con Virzì ed interpretare uno dei personaggi in un suo film in toscano. Mi piacerebbe spostarmi come dialetto e mettermi così alla prova. Mi muovo con facilità su tutti i dialetti. 

E’ sicuramente una caratteristica non comune

Secondo me è necessaria. Questo nasce da mio papà. Lui è ancora più bravo di me. Lui si sposta quasi da città a città anche al nord. 

Altri progetti? 

Dovrebbero uscire prossimamente altri miei lavori. (Sempre per la televisione vestirà i panni di una calabrese moglie di un esponente dell’ndrangheta (Brenno Placido) autore della nota mattanza di Duisburg nel film “Duisburg- linea di sangue” per la regia di Enzo Monteleone). Sto anche studiando per un casting europeo. Ho grandi speranze di potermi spostare a lavorare ovunque, così come si fa con il canto, anche con la recitazione. Sogno di poter viaggiare con il mio lavoro

C’è una cosa che nessuno ti ha mai chiesto, ma che tu tieni a raccontare? 

Vorrei dire che fare l’attore non è un mestiere che cade dal cielo. E’ un mestiere e vorrei che fosse considerato così. Ci sono delle fasi: c’è un periodo legato alla teoria, un periodo in cui ti prepari, e un periodo dedicato alla pratica in cui qualcuno ti segue e inizia a lavorare. C’è poi un periodo in cui inizi davvero a lavorare. Ci sono varie fasi e tutte sono importanti. Vorrei che tutti si rendessero conto che c’è un sacco di gente che si prepara ed è davvero pronta a lavorare. Parlo di un sacco di mie colleghe davvero meravigliose che però non lavorano. C’è tanta gente quindi vorrei più attenzione verso chi spende anni e anni a formarsi. 

Pertanto il consiglio per chi vuole intraprendere questo mestiere è quello di studiare

Si, assolutamente sì. Può succedere che tu possa trovare quel provino su internet, che il regista ti contatti sui social o altro, ma poi rischi di andare bene per quel progetto e non per tutto il resto, rischi di non riuscire a far altro che non sia diverso da quella cosa specifica. Studiare è importantissimo. Bisogna allenarsi per recitare ruoli completamente lontani dal proprio essere. Spingo quindi chiunque voglia fare l’attore a prepararsi bene, non a non farlo, ma a studiare in maniera approfondita. 

 

immagine in evidenza – foto credit  Alessandro Pensini
foto di scena (foto di Fabrizio di Giulio) e alcuni ritratti posati di Ester (foto di Alessandro Pensini)

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