di Valeria Panzeri in ,

Eutanasia, sondaggio fra i medici: tutto ok, in teoria, ma se la legge passasse ci toccherebbe ancora passare dal Padreterno


 

Secondo recenti statistiche sette medici su dieci, in Italia, ritengono sia il caso di legalizzare l’eutanasia e regolamentare adeguatamente la questione “testamento biologico”

eutanasia

La situazione italica al momento è la seguente: il 13 marzo 2017 si sarebbe dovuta discutere la questione testamento biologico nei palazzi della nostrana politica, riportata in auge dal caso riguardante Dj Fabo – ultimo soltanto in ordine cronologico. Però si sa che la primavera a Roma è dannatamente seducente, come fai a stare in Parlamento a parlare di morte quando con due palline di gelato al limone e fragola puoi goderti la magnificenza della capitale? Per par condicio pare giusto dire che i parlamentari si sono impegnati in egual misura ad essere assenti. Nessun partito ha prevalso sugli altri. Di converso è anche corretto sottolineare, per evitare il sensazionalismo giocato sull’ambiguità o sull’informazione parziale, che si trattava di una discussione generale sul testamento biologico e non erano previste votazioni. Lo diciamo soltanto per completezza di informazione, non perché questa legittimi la presenza di 10 deputati su 630 che avrebbero dovuto stare in aula.

In quell’occasione sono state lette le posizioni concernenti tutti i partiti, favorevoli e contrari, ma cosa dicono i medici? Perché poi, nella pratica, i casi di cronaca ci insegnano che esiste una discrezionalità nell’applicazione del diritto del cittadino quando entra in gioco l‘obiezione di coscienza dei camici bianchi. Perciò riusciamo quantomeno a farci un’idea di come troverebbe applicazione logistica un’eventuale legalizzazione di eutanasia e suicidio assitito? Un’indagine effettuata dal portale “Sanità Informazione” potrebbe darci una prima bussola orientativa. Secondo il sondaggio – che ha ricevuto le risposte di 1609 medici – l’89% degli intervistati conosce il suicidio assistito e l’eutanasia nelle sue varianti (attiva e passiva) ed il 71% ritiene che queste pratiche dovrebbero essere legalizzate anche nel nostro Paese. Però emerge anche un secondo dato, particolarmente interessante: la percentuale di coloro che auspicano una legalizzazione delle pratiche in questione scende nel momento in cui si chiede loro se sarebbero disposti a praticarle. Soltanto un 54% dei medici accetterebbe di farsi carico della procedura. Questo significa, in soldoni, che se anche dovessimo arrivare a una piena legittimazione di eutanasia e suicidio assistito un medico su due non sarebbe disposto a praticarli.

Da un certo punto di vista il trend non fa che confermare la corrispondenza con la realtà: pensiamo infatti al numero significativo di medici obiettori di coscienza che rifiutano di praticare l’aborto, soltanto per fare l’esempio più immediato e popolare. La questione necessita quindi approfondimenti e riflessioni che vadano a interessare tutta la “filiera” della sanità, in quanto lo “strumento” finale dell’esecuzione materiale della pratica deve essere ricettivo e pronto ad assolvere a questo dovere: che se dovesse divenire legge si chiamerebbe “diritto del cittadino”. Perché il paradosso in cui si rischia di finire è quello di fregiarsi dell’essere un paese liberale, nella teoria, ma totalmente inadatto e impreparato nella pratica. In tal senso ricordiamo la recente testimonianza di un medico che raccontava della macabra abitudine, presso il suo paese d’origine, di suonare le campane a lutto quando nell’ospedale limitrofo veniva praticata un’interruzione di gravidanza. Sarebbe bello e forse sarebbe anche il caso di iniziare a pensare che – piaccia o meno – la scienza può convivere con la fede nel momento in cui quest’ultima non ingerisca con i diritti del paziente. In caso contrario andrebbe rivalutata una parola che forse è l’unica chiave di volta in questo scenario accidentato: etica laica e squisitamente professionale. Più frustrante di un veto c’è soltanto l’illusione che quel veto non esista, ma in realtà esiste eccome e deve passare da un Padreterno che non è il tuo; ma la vita sì, quella è la tua.

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