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Facebook, crollo in borsa: perché il titolo ha perso il 20% del suo valore

“Gli utenti non crescono più come un tempo, i ricavi pubblicitari rallentano. E in borsa le reazioni sono state spietate”. Lo scrive Il Sole 24Ore per raccontare del crollo di Facebook in borsa, -20% a Wall Street con 114 miliardi bruciati in poche ore. Ma sono davvero questi i motivi della sfiducia crescente degli investitori nell’azienda guidata da Mark Zuckerberg? L’impatto a lungo termine dello scandalo Cambridge Analytica inizia a farsi sentire. E anche se il numero uno di Menlo Park va dicendo da mesi di essere ancora indispensabile per la sua creatura, forse non è proprio così. Almeno, non per gli investitori.

Cattiva comunicazione e costi crescenti: così gli investitori si sono “allarmati”

Il crollo del titolo di Facebook è vissuto negli ambienti finanziari di Wall Street con la consueta tranquillità. Shira Ovide, firma autorevole di Bloomberg, spiega che il crollo così consistente di due giorni fa è anche dovuto ad un corto circuito informativo tra Facebook e gli investitori. Le spiegazioni fornite da Facebook per un previsto rallentamento della crescita dei ricavi a fine anno – un rallentamento dovuto alle fluttuazioni dei tassi di cambio in valuta estera, uno spostamento delle priorità a nuovi tipi di attività su Internet che generano ricavi pubblicitari relativamente più bassi e decisioni meno invasive nel controllo delle informazioni sugli utenti – sembravano venire per lo più fuori dal nulla. Però, fa notare Bloomberg, se da un lato gli investitori potevano legittimamente dichiararsi sorpresi dalle previsioni di un rallentamento della crescita di Facebook, dall’altro non avrebbero dovuto essere sorpresi dai margini di profitto ridotti. La società ha affermato per mesi che stava aumentando drasticamente le spese per una serie di priorità. Tra queste priorità, riferita da tutta la stampa oltreoceano, c’erano l’assunzione di nuovo personale e l’investimento in risorse tecniche per impedire che il newsfeed fosse invaso da disinformazione, propaganda politica e incitamento alla violenza. Facebook sta inoltre raddoppiando le risorse per i suoi servizi di video web e per la sua rete globale di data center informatici. Facebook per il 2018 prevede un aumento dei suoi costi operativi fino al 60 percento rispetto al 2017, con buona pace degli analisti che giudicavano “esagerata” questa ipotesi.

Un calo inaspettato degli utenti  di USA e Canada ha “spaventato” i mercati

C’è anche questa ipotesi, confermata dai numeri. La stessa Facebook è stata colta alla sprovvista dal simultaneo deterioramento della crescita degli utenti negli Stati Uniti e in Canada. Si tratta degli utenti che generano la maggior parte delle sue entrate. Le conseguenze, ovvie, sono: il ridimensionamento del tasso di crescita dei ricavi; le aspettative per un ulteriore rallentamento; una previsione ridotta dei margini di profitto. Facebook ha anche detto che la divisione degli annunci rispetto ad altri tipi di informazioni su Instagram era quasi la stessa di quella di “papà” Facebook. Questo indica che i vertici di Menlo Park erano già preoccupati per un rallentamento nell’utilizzo o nella crescita dei ricavi su Facebook e quindi hanno aumentato significativamente il numero di annunci sulla giovane e promettente app per foto e video. Sinceramente, questo comportamento sa molto di “paura” e gli investitori l’hanno capito subito.

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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