di Paola Stigliano in , ,

Fotografia e social, un’arte che cambia: intervista a Laura Masi, Instagramer


 

Abbiamo conosciuto Laura Masi, nota al pubblico di Instagram e dei social network come @ruberry, in occasione dell’evento organizzato da Canon Italia per un’esperienza fotografica dalla panoramica Allianz Tower di Milano. Laura Masi ha condiviso anche con i lettori di UrbanPost il suo rapporto con la fotografia e i consigli per sfruttare al meglio le potenzialità di Instagram.

Amante dei viaggi e dell’avventura, Laura Masi è una Instagramer che condivide sui social più famosi, da Instagram a Facebook, i suoi scatti migliori. Sul profilo Instagram di Ruberry la protagonista è soprattutto la sua città nativa, Firenze. La stessa città raccontata da punti di vista differenti, come si può notare dal profilo Instagram di Laura Masi, è la dimostrazione che la fotografia non si limita a rappresentare un’architettura o immortalare persone: la fotografia è un mezzo per raccontare una storia. Oggi, Laura Masi ci parla della sua personale esperienza, tra fotografia, Instagram, Firenze e il mondo.

Come è cambiata l’arte della fotografia da quando i social sono sempre più presenti nella vita di tutti noi?

Credo che la fotografia sia da sempre un mezzo di comunicazione molto forte. Le immagini costituiscono una forma di espressione che riesce ad avere un impatto sempre immediato, qualunque sia l’uso che se ne voglia fare: arte, reportage, giornalismo, o semplicemente raccontare un pezzo di noi e della nostra vita. I social hanno reso la fotografia un mezzo più popolare, alla portata di tutti: sino a 10 anni fa, quando andavamo in vacanza, soltanto gli amici ed i parenti più stretti erano costretti a sorbirsi le foto delle nostre vacanze, mentre oggi pochi e semplici click ci permettono di condividerle immediatamente con tutti. Inoltre, fotografare e’ diventato sempre più facile: i telefoni moderni possono realizzare delle immagini di qualità semplicemente cliccando un pulsante, per non parlare delle tante applicazioni di post produzione che permettono di lavorare su più livelli. Tutto questo ci porta a fotografare letteralmente qualsiasi cosa: dal pranzo all’aperitivo, dal nipote alla nonna, passando per il caffè e il gatto, condividendo il nostro scatto in un secondo su tutti i più noti social networks. Forse il prezzo da pagare sta nella scarsa attenzione nel produrre contenuti di qualità: la maggior parte degli album fotografici su Facebook contiene scatti fuori fuoco , storti, ripetizioni dello stesso soggetto e un numero improponibile di selfies, perché “tanto c’è spazio” e non si spende per sviluppare il rullino. Quel che manca e’ il passo successivo, cioe’ scegliere il migliore tra tanti scatti, che è da sempre uno dei consigli che qualsiasi fotografo vi darà, soprattutto con l’avvento del digitale: scegliere lo scatto migliore in modo da non creare un album di centinaia di foto praticamente tutti uguali”.

Qual è, se c’è, il valore aggiunto di Instagram che si riflette sulla fotografia?

Ho sempre ritenuto la fotografia una passione bella e sana, che stimola il cervello spingendo anche ad alzarsi dalla sedia, uscire, ammirare e immortalare il mondo che ti circonda. Sono convinta che sia una passione che da dipendenza, in maniera positiva ovviamente: se la fotografia è la tua passione vorrai sempre avere lo strumento migliore per creare immagini sempre migliori. Ma prima, ovviamente, ci si deve appassionare, innamorare della fotografia, e secondo me questo è stato il valore aggiunto di Instagram: aver avvicinato molte persone a questo modo di comunicare, dandogli anche una nuova veste. Molti accusano questo social di aver reso la fotografia un mondo aperto ai più, obiettando che ci sono persone che si sentono fotografi professionali soltanto perche’ hanno un telefono in mano. Io invece penso che, se un topolino in un film della Disney ci insegna che tutti possono essere grandi chef, perché allora Instagram non può insegnare che tutti possiamo essere grandi fotografi? Il valore aggiunto sta nell’essere un social che permette di interagire con gli altri, di avere e dare consigli, di poter veramente crescere a livello personale imparando piccoli trucchi o semplicemente ad avere quelle accortezze minime che ci permettono di fare il salto di qualità, passando da una foto scandente ad una foto bella”.

Vivi in modo diverso la fotografia ora che sei una instagramer?

“La fotografia mi ha sempre affascinato: trovo stimolante la capacità che ha una foto di portarti alla memoria tanti ricordi, odori ed emozioni, e per quanto mi riguarda, l’ho sempre ritenuta un modo di esprimermi più adatto a me rispetto ad altre forme come la scrittura. Instagram mi ha dato la possibilità di mostrarmi attraverso le mie foto a più persone e allo stesso tempo mi ha permesso di mostrare il mondo dove vivo io, o meglio come lo vedo io attraverso una lente, a tante persone, con mio grande stupore. Rispetto alle foto che comunque scatto ancora con una film camera, ora tendo a scattarne molte di più, sia dello stesso soggetto sia in situazioni in cui prima non avrei mai pensato di “sprecare” uno scatto. Questo mi ha stimolata ad uscire dai miei schemi, a provare tecniche nuove, prospettive diverse prendendo spunto dalle tante foto di alta qualità che ogni giorno scorrono sotto i miei occhi nella gallery. Mi ha permesso anche di giocare con la mia fantasia e creatività: perché limitarsi a fare una foto su un tavolo sporco del dolce appena sfornato quando puoi giocare con piattini e posate e creare un’immagine più divertente? In un certo senso mi ha aiutata anche ad uscire di casa e vivere la fotografia “di pancia”, non scattando solo una foto di Firenze, ma buttandoci dentro tutte le emozioni, tutto quello che mi passa per la mente, quasi ad usare quel paesaggio per mettere a nudo i miei sentimenti, mostrarmi attraverso delle sfumature di colore, riconoscendomi e mostrandomi in determinate angolazioni”.

Come bisogna usare Instagram per non risultare noiosi o banali?

Divertendosi, divertendosi e ancora divertendosi. Instagram è un social che racconta voi, semplicemente in una maniera diversa dagli altri. Bisogna prendersi con leggerezza, postare una foto deve essere la vostra cura giornaliera, il vostro stimolo ad uscire di casa, il mezzo per diventare sempre più curiosi conoscendo nuove cose. Si parla sempre del numero di like, dei followers, sempre troppo attenti a chi ti segue e chi e quando ha smesso di seguirti, troppo preoccupati del follow non ricambiato da quell’utente che ormai seguite da tre ore. Quello di cui dovete preoccuparvi è cosa postate, perche’ quelle foto non stanno raccontando una storia qualsiasi: raccontano la vostra storia, devono piacervi quei lavori che condividete al mondo, dovete esserne fieri. Quando mettete il cuore, l’impegno e tutta la passione che avete le persone se ne accorgono e saranno invogliate a seguirvi perché saranno stimolate dai vostri lavori e allo stesso tempo ne resteranno affascinati e personalmente coinvolti”.

Come definiresti la fotografia oggi?

Io non credo che la fotografia sia cambiata cosi’ drasticamente nel corso degli anni; certo, magari non si tratta più di quel processo fotochimico che permette di fissare l’immagine su un supporto sensibile ai raggi luminosi, ma penso si tratti ancora di quella magia di una composizione che risulta spesso invisibile all’occhio nudo e che invece è così chiara nella messa a fuoco di un obbiettivo. Ancora oggi la fotografia è esercizio d’osservazione, e allo stesso tempo è narrazione, è fermare un momento nei secoli che tornerà in movimento appena qualcuno la guarderà. Una foto è un’immagine di un’idea, è un modo per impedire al tempo di scorrere. Il fatto che al giorno d’oggi sia maggiormente alla portata di tutti, che i materiali fotografici che ogni giorno vengono realizzati e condivisi siano in continua crescita, non ha reso la fotografia meno potente o meno vera, l’ha resa solo più popolare; ma la forza di una immagine continua ad essere strettamente collegata ai sentimenti di chi scatta, indipendentemente dal mezzo con cui lo fa”.

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