di Antonio Paviglianiti in

Come funzionano i Licei Brevi?


 

Come funzionano i Licei Brevi? Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova riforma della Scuola che entrerà in vigore dal 2018/2019

Personale Ata 2017 terza fascia bando

Novità nel mondo della scuola: arrivano i Licei Brevi. Si parte dall’anno scolastico 2018/2019. Ma dal 1 al 30 settembre prossimi, gli istituti che vorranno provare il percorso di scuola superiore corto (quattro anni anziché cinque) potranno presentare i progetti che saranno sottoposti ad una attenta valutazione da una apposita commissione tecnica ministeriale. Il Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che darà il via alla sperimentazione. Cosa comporta? Anzitutto un ampliamento da 60 a 100 le scuole – non sarà possibile attivare più di una classe prima per ogni istituto – dove sarà possibile iscriversi ad un percorso che anziché cinque durerà quattro soli anni.

Come funzionano i Licei Brevi?

Capitolo Licei Brevi: come funzionano? Scuole e istituti tecnici e professionali (statali o paritari) che vorranno attuare il piano quadriennale dovranno dimostrare, con tanto di progetto didattico, che gli iscritti nelle classi dei percorsi di quattro anni non perderanno ore di lezioni rispetto ai cinque anni. Uno dei requisiti fondamentali per ottenere il percorso quadriennale è avere: “un elevato livello di innovazione in ordine all’articolazione e alla rimodulazione dei piani di studio”. Bisogna garantire l’insegnamento di almeno una disciplina non linguistica con metodologia Clil – interamente in lingua straniera – a partire dal terzo anno e la valorizzazione delle attività laboratoriali, oltre che l’utilizzo di tecnologie didattiche innovative. Bisogna ampliare l’offerta disciplinare dando spazio a materie come Diritto e Storia dell’Arte, secondo quanto stabilito dalla Buona scuola. E ancora, l’alternanza scuola-lavoro si dovrà svolgere prevalentemente durante le vacanze estive e nelle pause pasquali e natalizie.

Licei Brevi: l’attacco del sindacato USB

La ministra dell’istruzione Fedeli ha firmato il decreto che espande la sperimentazione dei cosiddetti Licei Brevi (di quattro anni) dalle attuali 11 scuole, di cui ben 6 in paritarie, a 60 o 100 istituti su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo di ridurre il percorso scolastico di un anno in questo paese non è una novità. Negli anni si è parlato di accorpare scuola primaria e medie inferiori, di accorpare medie inferiori e superiori e da alcuni anni si insiste sul taglio di un intero anno di scuola, negli istituti superiori. Il mantra è sempre lo stesso: metterci al passo con l’Europa, dove i giovani finiscono la scuola un anno prima rispetto agli studenti italiani. In realtà il sistema europeo è tutt’altro che omogeneo, vi sono paesi in cui la scuola termina a 18 anni, che però hanno un sistema in cui la scuola “media” si prolunga fino a 15/16 anni (sul modello anglosassone), ma vi sono paesi, tra cui quelli del Nord, in cui il percorso termina a 19 anni. In altri paesi dipende poi dal tipo di scuola scelto (in Germania, ad esempio).

È necessario anche sottolineare che ridurre di un anno il tempo della scuola porterà ad accentuare ancora di più il gap tra gli studenti che provengono da famiglie abbienti, in grado di garantire ai figli esperienze, cultura, conoscenze e gli studenti che queste possibilità non hanno, indebolendo ulteriormente il ruolo di ascensore sociale che la scuola pubblica e statale ha avuto per molti anni. Inoltre da lavoratori della scuola, non possiamo non chiederci che effetti un provvedimento del genere possa avere sull’organico docente. Quanti posti di lavoro potrebbero perdersi? Infine, troviamo davvero inquietante l’idea di aumentare il monte ore annuale da 900 a 1050, dopo che per anni tutti i ministri succedutisi al dicastero dell’istruzione hanno lavorato al taglio delle ore di scuola giornaliere con la scusa dell’eccessiva fatica che quel numero di ore avrebbe comportato per gli studenti. Improvvisamente il problema non esiste più? Sorvoliamo sulla pretesa di concentrare l’ASL nei periodi di vacanza, ovvero sull’ulteriore aggravio di lavoro per studenti e docenti.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanPost

Leggi anche

Commenta via Facebook