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Fuorisalone 2017: la sfilata di hipster, risvoltini e bombette che non ce l’hanno fatta

C’è una cosa che va chiarita prima di iniziare qualunque disamina. Il Salone del Mobile è un’eccellenza – a proposito, domani usciamo con il nostro servizio e le foto del meglio di questa edizione 2017 – un evento di caratura internazionale che raccoglie le eccellenze del design che sa fare, non che si parla addosso. Una decina di anni fa la figura più diffusa a Milano era lo studente di design – ora soppiantata da sedicenti fotografi o social media qualcosa – ci si chiede dunque che fine abbiano fatto quei giovani di belle speranze dato che statisticamente è impossibile che siano tutti diventati Pininfarina o, nel migliore dei casi, vetrinisti dal parrucchiere sotto casa.

Sono al Fuorisalone. A fare non si sa precisamente cosa. Il Salone del Mobile ha un biglietto di ingresso abbastanza costoso e non è luogo di apericene, bombette e cazzeggio. Lì se sei un professionista riconosciuto esponi, se non lo sei guardi e impari. Però, diciamocelo, uno che va in giro con la Reflex e i risvoltini si sentirà mai di dover imparare qualcosa? Certo che no. Al massimo ti frantumerà l’anima dicendoti che se non fosse nato in Italia ma in un paese che premia davvero genialità e meritocrazia sarebbe già un professionista affermato. Inutile ricordargli che essendo in Europa nessuno lo castra se intende proporre il suo operato, chessò, alla Danimarca o alla Svezia…eppure sempre qui a lamentarsi ce lo ritroviamo: dormiamo sereni che queste menti eccelse non scapperanno mai.

Quindi, in soldoni, dato che al Salone ci va chi ce l’ha fatta, per entrare paghi e non c’è manco un lounge dove fare un’apericena, dove può recarsi chi deve fingere di essere nel giro, darsi un tono di anticonformismo e raccogliere tanti gadget, tipo portachiavi, da mostrare con finta noncuranza agli amici? Ovviamente al Fuorisalone. Che poi, intendiamoci, anche al Fuorisalone ci sono eventi molto interessanti e di ottimo livello ma la maggior parte di coloro che sono lì non ne ha la benché minima percezione. Eppure, nonostante questa cornice sociologica sia quanto di più avvilente e degradante, state certi che non saranno loro a sentirsi fuori posto bensì voi; voi che non avete nemmeno osato una bombetta, magari delle calze a righe, delle bretelle di cuoio e proprio per questo vi sentirete dannatamente imbecilli. Ecco, in quel preciso momento, quando vi parrà che sia tutto un grandissimo parlarsi addosso senza alcuna ombra di sostanza, afferrate quella percezione e tenetevela stretta: la capacità di provare vergogna è un grande valore, in certi casi.

 

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