di Roberto Marsicano

Futuro, Presente e Passato


 

La pochezza del dibattito politico italico è secondo – ma di parecchie lunghezze – solo al dibattito culturale, che in Italia, in pratica, non c’è. Punto.

Dibattito Intellettuali Italia

Oddio, in qualche salotto milanese o torinese qualche discussione su temi che sarebbero stati la gioia del salotto di Madame De Staël nella Parigi del 1788 si fanno ancora, e sulle terrazze del Corso, a Sabaudia o a Capalbio, qualche discussione impegnata, sui temi di moda nella Parigi della Comune del 1871, si fa ancora.

Ma chi parla in Italia di quello che sta accadendo ora e di cosa accadrà nel domani prossimo venturo e nel futuro a medio e lungo termine? Che poi sarebbe proprio il compito dell’intellettuale interrogarsi sul futuro in modo da offrire alla classe dirigente quegli strumenti per prepararsi ad un futuro molto probabile, spesso quasi certo. E qui il cerchio si chiude: gli intellettuali italici non fanno il loro mestiere e la classe dirigente va avanti per inerzia, alla giornata, adattando la gestione della cosa pubblica ai tempi, come i venditori ambulanti ai crocicchi di periferia, che d’estate vendono le angurie e d’inverno le caldarroste.

E intanto, nei paesi cui vorremmo somigliare, ma che spesso scimmiottiamo come bertucce allo zoo, si fanno discorsi sul futuro che se lo sapesse la Fornero forse eviterebbe di uscire sia con frasi criticabilissime (ma non c’è l’ha un PR?), e ancora di più non farebbe leggi che si basano su quello che vede oggi un governo di tecnici ottocenteschi e non su quello che accadrà fra poco nel 2013. Negli USA, ad esempio, ma riportata anche all’Economist, c’è una bella discussione partita da alcuni libri che s’interrogano su quella che Ray Kurzweil chiama la singolarità: cioè il momento in cui le macchine saranno più brave dell’uomo in molte attività e semplicemente lo sostituiranno. Cosa che sta già avvenendo negli USA dove alla ripresa economica non corrisponde un aumento di posti lavoro, posti scomparsi per non più riapparire. Posti di lavoro dei colletti bianchi, cioè i posti di lavoro della classe media, che già oppressa dai debiti fatti per continuare ad “avere”, ora rischia anche di non avere neppure l’occasione per “essere”. Sparita dalla storia come le lavandaie che sulle pietre del naviglio lavano i panni delle “sciure” con sapone e olio di gomito.

Tutto sparito, così come l’automazione ha fatto sparire le signorine che fino agli anni 70 immettevano i dati nelle schede perforate dei calcolatori di allora. Spariti come i trader, oggi sostituiti da programmi che gestiscono in autonomia le transazioni finanziarie utilizzando complessi algoritmi di calcolo. Perché le macchine sono diventate velocissime a calcolare e a cambiarsi informazioni, e ormai ci battono, irrimediabilmente . Ibm Blue Gene gioca a scacchi meglio del miglior campione: Sono ancora meno brave nei lavori manuali, e pertanto un po’ di gente che taglia i capelli, fa la pedicure, le iniezioni o insegna, per un po’ di tempo può stare tranquilla. Ma non così in fabbrica dove robot capaci di lavorare insieme alle persone sulla catena di montaggio senza fare danni, sono oggi in vendita a meno di 25 mila dollari. E non a caso un giovanotto italiano, Federico Pistono, ha scritto “Robosts will steal your job”  un libro che si accoda a “Race against the machine di e “Lights in the tunnel”, tutti libri che s’interrogano, ora, su come organizzare un futuro dove le macchine faranno tanti lavori che oggi sono delle persone.
Altro che pensione a 70 anni! E non è solo un problema del nord del mondo: Foxconn, la fabbrica degli iPad e degli iPhone, al centro di storie terribili sulle condizioni di lavoro dei sui operai, ha deciso di introdurre, entro tre anni un milione di robot. E oggi ha un milione di dipendenti.
Ora fate i vostri ragionamenti senza aspettare l’intellettuale italico con la testa ancorata nel 1776.

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