di Antonio Paviglianiti in

Gae Capitano: “Così ho pensato Il Dio delle Piccole Cose. Impasse discografica? Ecco la mia ricetta” (INTERVISTA)


 

Gae Capitano ci racconta come ha dato vita a Il Dio delle Piccole Cose, canzone contenuta all’interno del disco di Silvestri-Gazzè-Fabi e ci dà la sua ricetta per uscire dall’impasse discografico

Una lunga e piacevole chiacchierata con Gae Capitano, scrittore e autore di testi, celebre per aver dato vita a uno dei brani più apprezzati del lavoro discografico realizzato da Max Gazzè, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri: Il Dio delle Piccole Cose. L’artista piemontese ha collaborato anche alla realizzazione del brano “Tabula Rasa” di Ilaria Porceddu. Insieme a lui, in questa intervista, siamo andati alla ricerca di una ricetta utile per uscire dall’impasse discografica in cui, attualmente, si trova il mercato italiano.

>>> Tutto sul mondo della musica <<<

Caro Gae, hai avuto la capacità di scrivere un piccolo “capolavoro” degli ultimi anni della discografia italiana. “Il Dio delle piccole cose”, traccia contenuta nell’album di Silvestri-Fabi-Gazzè. Ci racconti come sei riuscito a essere l’unico autore “esterno” del progetto?
“Allora, la canzone non ha ottenuto premi singoli perché non ha preso parte a nessun concorso essendo una canzone contenuta all’interno di un disco e non essendo stata estratta come singolo. Il  percorso de Il Dio delle Piccole cose? Nel 2012 ho vinto il Premio Lunezia e in quella edizione ho avuto la fortuna di conoscere Niccolò Fabi che, invece, aveva vinto un riconoscimento come fuoriclasse del suo genere. Dopo due anni, nel 2014,  ho scritto questo pezzo che ha girato attraverso canali della discografia e poi è arrivato a Francesco Gazzè, fratello di Max: mi reputo fortunato perché c’erano tanti pezzi in lista, hanno scelto questo.”

Abbiamo parlato di “piccolo capolavoro” non casualmente: pur non essendo stato un singolo, Il Dio delle Piccole cose ha ottenuto, e ottiene ancora oggi, tanti riconoscimenti e apprezzamenti nel mondo della musica. Come ti spieghi questo successo?
“Sono anch’io stupito che la canzone continui a riservarmi a oggi delle sorprese. Se fai una ricerca sui portali di fotografia o su Instagram puoi scoprire come quotidianamente ci siano delle immagini accompagnate con didascalie che riprendono frasi de Il Dio delle Piccole Cose. Recentemente una rivista, State of Mind, ha pubblicato un articolo su questa canzone e mi ha fatto fare 10.000 visualizzazioni solo video: essere arrivati a 400.000, per un pezzo di nicchia e una canzone che non è stata estratta come singolo direi che è una piccola grande soddisfazione.”


Ma come è nata Il Dio delle Piccole Cose?
“La stesura della canzone? Beh, erano tanti anni che avevo delle riflessioni con me stesso e mi è capitato, in più occasioni, di chiedermi e fare domande sulla figura di Dio. Ecco, mi chiedevo se davvero fosse così impegnata a non poter badare alle piccole cose delle persone. Da allora avevo ideato il Dio delle piccole cose inteso come un Dio che si occupa di quelle cose futili ma che in realtà sono tra le più importanti della nostra vita. Sono i particolari che fanno la differenza. Ho immaginato la figura di un Dio che raccoglieva le piccole cose a cui non avevamo fatto caso nella vita in precedenza.”

Gae Capitano, ma come nasce una canzone? 
“Solitamente nascono o da qualche idea che ti incuriosisce e pensi a una frase per te significativa da cui far sviluppare il tutto. Io sono autore di testi molto poetici, tutto sommato lavoro spesso sulla capacità di dire qualcosa, anche banale, ma in modo diverso. Ho realizzato Tabula Rasa per Ilaria Porceddu: parla di un amplesso tra due persone… l’argomento non è originale, ma la forma fa la differenza perché è scritta in modo speciale.”

È più difficile scrivere un testo su una base musicale già costruita? 
“No, non è una difficoltà, solo un altro modo di lavorare. Negli anni passati, fino al duemila, per poter superare gli esami SIAE c’erano due test diversi che contemplavano la capacità di inserire il testo in una musica esistente perché dovrebbe essere uno degli aspetti professionali del lavoro degli autori. Per esempio, Volare di Rovazzi e Morandi è stata pensata così.”

Sì, ma la discografia italiana è in crisi netta. E anche la scrittura sembra risentirne…
“Le vendite sono estremamente negativa perché l’avvento di internet ha portato una nuova modalità di fruizione. Certo, oggi esistono tanti canali di diffusione che hanno fatto credere che la musica potesse avere un’offerta maggiore. Dal punto di vista di scrittura, invece, siamo in un momento in cui i testi sono rappresentati dai grandi, dalla vecchia scuola, dai maestri. Poi c’è stato un salto qualitativo enorme nei giovani con una riscoperta delle parole da parte del mondo del rap. Ecco, qui sono diventate importanti le parole sebbene appartengano a settori specifici e tematiche trite e ritrite.”

Capitolo talent show: cosa ne pensa Gae Capitano?
“Sono dei format che abbiamo preso dal mercato inglese/americano. I talent portano tanta roba che ormai non riusciamo più ad analizzarla e possiamo fare lo stesso discorso di internet: eccessiva velocità non porta a niente di buono. Talmente tanta offerta attualmente presente che è quasi impossibile concentrarsi su quel che accade alla discografia. Non c’è tempo per capire se un pezzo o un cantante possa funzionare o meno. I talent ti sbattono alla mercé del grande pubblico.”

Certo, oggi c’è una riscoperta del cantautorato italiano. Un nome su tutti: Brunori Sas. Cosa ne pensa di questa piacevole riscoperta? 
“Vero, c’è un ritorno al cantautorato. Ma attenzione, i cantautori di oggi hanno una faccia diversa. C’è Brunori, ma vorrei citare anche artisti  come Chiara Dello Iacovo o Federico Sirianni, tutti personaggi che fanno del cantautorato di classe come la vecchia scuola. Ci sono testi intelligenti. Poi ci sono anche Francesco Gabbani ed Ermal Meta: loro sono cantautori atipici, si rivolgono al pubblico prevalentemente giovane. Io per esempio, essendo opinionista a Sanremo, non ero contento di quanto accaduto a Fiorella Mannoia perché non reputavo Gabbani capace di poter superare una grande artista come Fiorella. Però, poi vai ad ascoltare Il Bambino con il Fucile di Celentano, scritta dal vincitore di Sanremo, e capisci che quando vuole lui sa davvero scrivere molto bene.” 

Gae Capitano: la sua ricetta per uscire dall’impasse discografico?
“Fare musica intelligente. In Italia si sta ponendo le basi affinché ciò possa avvenire. Ecco, per esempio Rovazzi con Morandi ha fatto un pezzo simpatico come Volare, coadiuvato da un video intelligente. Ha tutte le caratteristiche con prodotti che girano in televisione. Un bel esempio di musica passatempo che, però, non porta benefici a lungo tempo per la musica italiana. Serve musica intelligente: rivalutare le parole, questa è la strada.”

 

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanSpettacolo

Leggi anche

Commenta via Facebook

I nostri Quiz

Speciale Venezia 2015