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Giuseppe Conte intervista a Il Fatto Quotidiano: “In arrivo una rivoluzione fiscale, io tra due vice-premier e un cerbero”

Giuseppe Conte si racconta e concede la prima, vera, intervista da quando è Presidente del Consiglio: lo fa ai microfoni di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano; un colloquio di due ore in cui il presidente del Consiglio parla alla continua ricerca di un equilibrio, in cui si racconta e risponde su tanti temi, lasciando però poca traccia di sé, come nelle prime settimane del suo incarico a Palazzo Chigi. Parla dei rapporti con i due viceministri ingombranti, con il “Cerbero” Giovanni Tria, del suo ruolo di mediazione e di “ponte”, del suo “silenzio operoso”, dei suoi contatti con i leader internazionali e del suo modello Aldo Moro. E promette una rivoluzione fiscale.

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Giuseppe Conte a Il Fatto Quotidiano: “Parlerò di più, non sono debole”

“Nessun premier si sceglie da solo, tutti i premier sono scelti da altri. Avere al mio fianco i due leader dei partiti di maggioranza è persino un vantaggio, perché mi evita le liturgie dei vertici di coalizione e rende più diretto il confronto e più spedito il percorso del Governo. A volte non li sento mai, a volte li vedo o li sento anche due o tre volte. Grillo l’ho incontrato una volta, in campagna elettorale. Mi ha detto: “Ah, tu fra tutti sei quello normale…” […] Con loro convivo benissimo. Faccio da ponte. Poi sa, non avendo problemi di sondaggi, non bado alle percentuali di consenso personale”. E sulle accuse che lo vorrebbero poco presente mediaticamente, Giuseppe Conte risponde: “Dopo 50 giorni da premier mi accorgo che il silenzio operoso non è apprezzato da tutti come una virtù. Quindi parlerò un po’ di più, ma solo quando avrò qualcosa da dire di concreto su quello che sto facendo. Non può essere che io lavori dalle 8.30 alle 23, a volte anche fino a notte fonda, e poi scopra da qualche giornale che sarei scomparso”.

Giuseppe Conte intervista a Il Fatto Quotidiano: tasse e rivoluzione fiscale

Capitolo tasse, Conte parla di una dual tax progressiva e che non si faranno condoni. “Giuro che non si faranno condoni. Siccome abbiamo in cantiere una riforma organica, direi rivoluzionaria, del fisco basata su due aliquote e una no tax area, consentiremo a chi ha col fisco pendenze senza colpa di azzerarle. Ma nessun condono come in passato. Si azzera tutto, quale premessa necessaria e imprescindibile della riforma. Si ricomincia su basi nuove e si aumentano le pene agli evasori.”

Giuseppe Conte intervista a Il Fatto Quotidiano: capitolo migranti

Il premier annuncia che l’Italia è in campo per stabilizzare la Libia, vedrà anche il generale Haftar in autunno, a Macron dice che la Libia non è roba francese, “non è né sua né nostra”. Del presidente francese dice che “è molto friendly e franco”, mentre Angela Merkel “ha apprezzato la mia franchezza”. E spiega come vorrebbe un comitato permanente in Europa: “Martedì ho scritto la seconda lettera a Juncker e Tusk per chiedere che quel che è avvenuto domenica, cioè la suddivisione dei migranti, diventi una prassi, affidata non più alle nostre telefonate ai partner, ma a un gabinetto o comitato di crisi sotto l’egida della Commissione Ue, che poi si faccia mediatrice con i vari governi” […] “Col ministro Salvini non parliamo di scelte lessicali, ma non mi pare una persona indifferente a certi valori. Parla per noi la nostra politica, finalizzata a ridurre le partenze e dunque i morti in mare, evitando di metterci ogni volta dinanzi a un drammatico dilemma morale. Se poi – come confido avverrà – altri Paesi extraeuropei accetteranno di creare non hotspot, ma ‘centri di protezione’ per esaminare le richieste di asilo, i veri profughi che avranno diritto di venire in Europa potremo portarli direttamente noi, con corridoi umanitari, stroncando il traffico degli scafisti”.

Giuseppe Conte intervista a Il Fatto Quotidiano: “Votavo Prodi…”

“Votai l’Ulivo di Prodi, una volta credo i centristi (mai Forza Italia né An). E il Pd fino al 2013. Ma poi, deluso, mi sono ravveduto. Nel 2018 ho votato M5S”. […] “Non gioisco affatto per le difficoltà del Pd e della sinistra in generale. Un’opposizione forte aiuta i governi a sbagliare meno e li sprona a fare meglio”.

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