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Governo 2018, Di Maio attacca Padoan sul Def: “Noi puntiamo alla stabilità del Paese”

Luigi Di Maio continua a spingere per la formazione di un Governo 2018 dopo le elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Il capo politico del Movimento 5 Stelle fa un appello alle forze politche: “Chiedo responsabilità a tutte le forze politiche: il debito, la disoccupazione, la tassazione delle imprese e la disoccupazione giovanile non aspettano le liti di partito. Dobbiamo liberare l’Italia. Le forze politiche stanno chiedendo di tornare a votare? A noi non spaventa”. “Sempre più gente – ha detto in un altro passaggio – si convince che M5s sia l’unica possibilità per uscire dal baratro dei partiti: per questo credo che siamo destinati a crescere”.

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Governo 2018, scontro sul DEF: Di Maio attacca Padoan

Il leader M5s ha replicato anche al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sul Def dopo la sua presa di posizione a Bruxelles. “Le nostre misure economiche saranno sempre ispirate alla stabilità del Paese: non vogliamo trascinare le dinamiche economiche nelle diatribe politiche. Credo che oggi Padoan sia stato molto irresponsabile a trascinare le questioni tra Italia e Bruxelles rispondendo ‘non so’ a proposito del futuro dell’Italia. E’ stata quasi una provocazione, come a dire che ‘ora che me vado all’opposizione avveleno i pozzi. Tutti siamo chiamati alle responsabilità”.

Governo 2018, Presidenza Camera e Senato fuori da logiche politiche

Inoltre, Luigi Di Maio nel suo lungo appello ha sottolineato l’importanza delle nomine di Presidenza della Camera e del Senato: “Le presidenze delle camere – ha osservato – non riguardano la questione del governo, non devono essere legate a dinamiche di governo, ma sono figure di garanzia che riguardano il Parlamento”. “Sfido chiunque – ha detto Di Maio – a dire che il programma M5s è un programma estremista”, “abbiamo fatto una campagna promettendo che non avremmo lasciato l’Italia nel caos, che non saremmo usciti dall’euro e basata sul dialogo”. “Queste elezioni – ha concluso – sono state uno schiaffo al vecchio modo di fare politica: è un segnale che va colto. Questo voto è stato un voto postideologico”.

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