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Governo 2018, il Partito Democratico chiude a Di Maio ma è scontro interno: le posizioni

La formazione del Governo 2018 passa anche dagli accordi politici. L’ultimo è quello che potrebbe coinvolgere gli eterni rivali: il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Di Maio e Toninelli aprono ai DEM, ma dal Nazareno il no è secco. Il segretario reggente del Pd Maurizio Martina chiude ai 5 Stelle e all’apertura di Di Maio. “Leggo che il capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle Danilo Toninelli ritiene il Pd ‘responsabile del fallimento delle politiche di questi anni’. È chiaro che queste parole dimostrano l’impossibilità di un confronto con noi. Finiscano con i tatticismi esasperati, con la logica ambigua dei due forni come se non contassero nulla i programmi e la coerenza ideale, e dicano chiaro se sono in grado di assumersi una qualche responsabilità verso il Paese”.

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Governo 2018, le posizioni del Partito Democratico sul possibile accordo 5 Stelle

Le parole di Maurizio Martina arrivano dopo le dichiarazioni, in mattinata,  di Andrea Orlando (“Non si può fare una discussione come quella che si sta conducendo adesso dove si pone una equivalenza tra l’alleanza con il Pd e quella con la Lega). Più dura, invece la posizione di Graziano Delrio che parla di possibile trasformismo: “Non è un problema personale quello con i 5 stelle, la questione è che bisogna essere seri, non siamo minoranza per capriccio e oltretutto abbiamo idee diverse rispetto ai 5 stelle su temi sostanziali sottoposti al giudizio degli elettori”.  Delrio parla di “ricette diverse” e che con quelle del “centrodestra e dei 5 stelle l’Italia peggiorerà”. “Se ci sarà un governo M5s-Lega vuol dire che ci sono convergenze programmatiche e credo che ci siano su diversi punti, lo temo per l’Italia. Gli elettori non vanno presi in giro, la politica è anche serietà con promesse da mantenere”.

Segreteria Pd 2018, Andrea Orlando chiude ai renziani: “Si lasci lavorare Martina”

Intanto, è scontro interno al Partito Democratico: “Renzi deve decidere: se ritiene che la colpa della sconfitta non sia sua, ma mia o dei cambiamenti climatici ritiri le dimissioni. Se invece si assume una quota significativa di responsabilità, la cui conseguenza sono le dimissioni, deve consentire a chi ha avuto l’incarico pro tempore di esercitarlo, altrimenti non riparte l’iniziativa e la ripresa dei rapporti del Pd con la società”. Lo dice il ministro e leader della minoranza Pd Andrea Orlando, lasciando Palazzo Chigi al termine del Cdm. Orlando commenta la riunione di Renzi con i suoi di ieri a Roma: “Bisogna fare chiarezza e l’episodio di ieri credo non contribuisca ad andare in questa direzione”.

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