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Governo 2018, Orlando a Radio Capital non crede nel contratto di Di Maio: “Ma nessuno è spettatore”

Se Maurizio Martina, segretario reggente del Partito Democratico, chiude la porta in faccia a Luigi Di Maio per un’alleanza che porti a un Governo 2018, non si può dire lo stesso di Andrea Orlando, Ministro della Giustizia in quota Pd. A Radio Capital, ospite della trasmissione Circo Massimo condotta da Giannini, evidenzia come: “In democrazia nessuno è spettatore specialmente quando ci si trova in una situazione difficile come la nostra”. E sulla posizione del Partito Democratico, Orlando sottolinea:  “Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’esito delle elezioni è una collocazione all’opposizione, le possibilità di realizzare un percorso di governo serio sono remote. Ma opposizione significa cose diverse, una collocazione contemplativa o un ruolo attivo, sulla base di punti precisi che si possono realizzare. L’idea di stare a guardare mangiando pop corn non mi piace, in democrazia nessuno è spettatore”.

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Governo 2018, Orlando a Radio Capital: “Non credo al contratto di Di Maio”

Quanto alle trattative sul nuovo governo 2018, Orlando ammette di avere “forti dubbi” sulle reali possibilità di un dialogo fra il Pd e il Movimento 5 Stelle, dopo la recente apertura di Luigi Di Maio: “Non so se ci sono le condizioni” per un’intesa con il M5s sul governo, “partiamo da punti molto distanti tra loro. Mi pare molto difficile pensare a qualche forma di collaborazione se non convergere su singoli punti, come succede in democrazia. Ma credo che quello che rende poco credibile Di Maio è il fatto di dire: ‘se c’è Salvini sto con Salvini se no mi rivogo al Pd’. Come se fosse indifferente l’elemento di merito”.

Segreteria Pd 2018, il 21 aprile servono idee chiare

In ogni caso per Andrea Orlando bisogna “apprezzare quando i toni cambiano, perché quelli usati contro il Pd in questi anni hanno avvelenato il dibattito e la vita pubblica. Che questo poi porti a fatti concreti è un altro discorso. Un conto è migliorare le modalità di dialogo, un altro è basarsi sui contenuti e non sui tatticismi”. L’ultima battuta è sull’assemblea del Pd in programma il 21 aprile: “Il partito prima deve provare a costruire una piattaforma programmatica, mi interessa poco se il segretario lo elegge l’assemblea o le primarie, basta che quando si arriva al Congresso sia stato fatto quel lavoro. Credo sia più semplice farlo attraverso l’assemblea che elegge un segretario, ma a patto che non sia un elemento di divisione”.

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