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Grandi Rimonte nel Calcio, Nel ’90 la Reggiana come l’Arsenal con il Reading

E’ la Reggiana che  il 30 dicembre 1990 nella sfida valevole per il campionato di serie B, con il Cosenza passò dallo 0-3 al 7-4 finale senza l’ausilio della mezz’ora dei tempi supplementari.

Ripercorriamo con la memoria quella partita storica che fu giocata al vecchio stadio ‘Mirabello’ di Reggio Emilia. L’avvio degli ospiti fu bruciante perché dopo appena due minuti Marino portò in vantaggio i calabresi. L’uomo simbolo del Cosenza di quei tempi portà i rossoblu addirittura sul 3-0 grazie a un doppietta sengata tra il 9′ e il 22′ minuto. Partita molta e sepolta?

calciatore ravanelli

Per molti, ma non per quella indomita Reggiana che al 34′ accorciò le distanze con un autogol di Tramezzani. Il punto dell’1-3  ebbe l’effetto di una tanica di benzina gettata sul fuoco della rimonta. In undici minuti, infatti, i ragazzi di Marchioro ribaltarono la partita come un calzino.

Ravanelli realizzò il 2-3 al 39′. Altri tre minuti ed ecco il 3-3 di Melchiori. Proprio in chiusura di frazione arrivò il soprasso ad opera di Morello.

Nella ripresa i padroni di casa allungarono il passo. Al 32′ un giovane Marco Ferrante fece il 5-3. Il Cosenza provò a riaprire i giochi con Gazzaneo al 40′, ma i fuochi d’artificio granata non erano ancora finiti e non solo perché si era alla vigilia di San Silvestro.

Al 42′ Morello infatti chiuse il primo set sul 6-4 prima del gol della staffa, firmato di nuovo da Fabrizio Ravanelli per un 7-4 che a Reggio Emilia (e qualcuno pure a Cosenza) ricordano ancora.

Written by Fabrizio Pucci

Fabrizio Pucci nasce nel 1970 a Livorno, città dove risiede. Nel 1984 pubblica il primo articolo, la presentazione della partita di calcio Livorno-Ancona. Dopo il Liceo inizia una serie di collaborazioni con radio e tv che con gli anni lo porteranno fino a Tele+ e Sportmediaset. Attualmente collabora con Il Tirreno di Livorno. Appassionato di Sport, non si perde una partita del 'suo' Livorno per lavoro, ma anche per amore della maglia amaranto. Pessimista di natura, perché è sempre meglio prepararsi al peggio per poi festeggiare il meglio.

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