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Guerra in Mali: gli aggiornamenti

Guerra in Mali – Soldati francesi e  parte dell’esercito maliano, nell’intento di liberare la regione dai guerriglieri, si sono impossessati dell’aeroporto di Gao, città chiave nella riconquista del paese finito nelle mani  dei fondamentalisti islamici.

Prosegue senza grandi difficoltà l’avanzata delle forze franco-maliane verso il nord del paese. L’aeroporto di Gao, 1200 km a nord di Bamako, capitale del Mali, è stato messo in sicurezza dalle forze francesi senza incontrare difficoltà e, soprattutto, senza combattimenti, dichiara l’Afp, agenzia di stampa francese.

Soldati Francesi Mali

Appare plausibile, secondo le truppe francesi, che i ribelli  stiano fuggendo dalle varie roccaforti per risalire verso la zona settentrionale del paese, apparentemente atterrite dalla forza d’urto delle meglio organizzate truppe francesi. Tuttavia, e non sembra un’ipotesi lontana dalla realtà, c’è chi sostiene che si tratti di una ritirata strategica, volta a salvare uomini e mezzi in vista di una guerra di più lunga durata.

Allo stato si contano circa duemila soldati francesi e altrettanti maliani, tra i quali, tuttavia, sembra serpeggiare uno strano malumore, tanto che ad oggi diversi sono stati i soldati che hanno disertato.

Sul fronte opposto, i guerriglieri sono fortemente motivati ed affiliati ad Al Qaeda e ad altri movimenti  jihadisti, composti in gran parte da estremisti tuareg ben armati e in possesso di un vero e proprio arsenale.

L’intento dichiarato è quello di liberare i territori occupati dagli estremisti, che nel frattempo, nelle zone  sottoposte al loro controllo hanno imposto la sharia, la legge di Dio, che prevede, tra l’altro, esecuzioni pubbliche di una certa cruenza come fustigazioni e amputazione di arti a mezzo di scimitarre.

Al di là delle nobili intenzioni francesi di liberare il territorio dai guerriglieri estremisti, tuttavia, sembra che ci siano i soliti interessi per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, petrolio, gas e uranio, di cui, a quanto pare, il Mali è ricchissimo. Peggio ancora c’è chi addirittura parla di probabile nuovo neocolonialismo.

A tale proposito, è bene che le forze inviate da Hollande non sottovalutino l’avversario. Sembra, infatti, che i ribelli dispongano di parte delle armi appartenenti all’ ex dittatore libico Gheddafi.  Missili SAM7 terra-aria, kalashnikov, mitragliatrici pesanti e cannoni antiaerei montabili su pick-up e un’ottima capacità organizzativa, riconosciuta dagli stessi generali francesi, sono credenziali che impongono grande prudenza. Le risorse economiche e i fondi necessari per finanziare le operazioni militari e di guerriglia, d’altra parte, non mancano e vengono facilmente reperiti mediante il mercato della droga e grazie ai riscatti ottenuti dal rilascio degli ostaggi rapiti, di cui sempre più spesso si sente parlare.

Insomma il Mali, con un territorio assai vasto e con pochissimi abitanti, sembra essere divenuto il nuovo santuario di Al Qaeda, difficile da controllare, ostile ed impervio. Alle porte del Mali c’è l’Algeria, in cui si è consumata pochi giorni fa, la strage di Amenas e, ad un passo, l’Europa. La preoccupazione, largamente condivisa dalla diplomazia internazionale, è che le truppe fedeli ad Al Qaeda potrebbero sfruttare le zone nordafricane come ponte di contatto con l’Europa e dare luogo a fenomeni stragisti, come conseguenza delle politiche esercitate nei confronti del popolo islamico, come sostiene Mohamed Chafik Mesbah, politologo algerino esperto di relazioni internazionali.

Written by Ennio Lo Chiatto

Nato ad Avellino il 9 aprile del 1981, background giuridico e grande interesse per la geopolitica e la politica internazionale. Appassionato di nuoto e arti marziali, con l'hobby del pianoforte, quando possibile scappa dal rumore della città per cercare il contatto con la natura selvaggia. L'esperienza gli ha insegnato che nella vita si vince e si perde ma l'importante è dare sempre il massimo. Per Urban Post scrive soprattutto di attualità internazionale.

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