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I titoli Mps crollano, apertura a -5%

Dopo le recenti rivelazioni sulle “verità nascoste” del Monte Paschi di Siena in merito ad operazioni di natura straordinaria come il ricorso a Derivati per appianare, prima, e coprire, poi, le passività realizzate in anni di scellerata gestione, il titolo si presenta in grave sofferenza agli occhi degli investitori. La difficoltà registrata nel “fare prezzo”, a causa della forte corrente di vendite, ne ha contratto il valore di scambio fino a farlo arrivare a 0.24 euro. In pochi istanti, infatti, sono stati contrattati oltre 50 mln di azioni della banca senese; a pensare che la media giornaliera non supera i 300 mln. Volumi spaventosi.

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Nonostante il dissesto finanziario non sia lontano dalla sua concreta realizzazione, i nuovi vertivi dell’istituto bancario (il più politicizzato della storia italiana data la presenza di ex DS all’interno fino a qualche anno fa) predicano calma sostenendo che “la banca sia in condizioni di assorbire dal punto di vista patrimoniale, le conseguenze delle scelte finanziarie, contabili e gestionali”. Le scelte a cui si fa riferimento sono quelle relative alle operazioni Alexandria, Santorini e Nota Italia. La nota del management, inoltre, esclude il rischio di una possibile “scalata”. Infatti l’attuale ad Viola ha assicurato che, attualmente, non sussistono condizioni per le quali si possa ipotizzare un tentativo di questo genere da parte di terzi.

Il rischio del commissariamento sembra essere stato scongiurato, ma comunque una piccola percentuale persiste data la composizione degli assets dell’istituto ed il monte debiti che la banca ha cercato di fronteggiare con operazioni poco chiare e prive di certezze. Il rinvenimento di documenti tenuti nascosti all’Autorità di Vigilanza e portati alla luce solo dalla nuova dirigenza, la presenza della politica al tavolo delle decisioni e la maggioranza del capitale sociale detenuta da una fondazione (unico caso in Italia dopo la legge Amato) hanno provocato l’accumulo debitorio ed il consequenziale calo a picco nei mercati azionari.

Attualmente la natura dei rimedi alla situazione non sembrano essere stati ancora individuati. Il presidente di Mps, Alessandro Profumo (ex Unicredit), è ancora alla ricerca di quelle “verità” che gli possano consentire di ottenere informazioni in grado di ricostruire il valore patrimoniale della banca, prima, e apportare modifiche, poi. Si ipotizza un nuovo piano di salvataggio da parte del Governo, nonostante quello di qualche mese fa quando furono prestati alla banca ben 4 mld di euro con l’obiettivo di ripianarne gran parte dell’esposizione debitoria.

Quindi, è facilmente intuibile che a pagare lo scotto degli errori commessi da super manager quotati e pagati sia, per l’ennesima volta, il popolo.

Lo scandalo ha, intanto, fatto la sua prima vittima: Giuseppe Mussari. L’ex dirigente Mps, a cui è stato imputato il buco dei Derivati da 700 mln di euro, ha presentato le dimissioni irrevocabili dal suo incarico come presidente dell’ABI, “onde evitare eventuali nocumenti all’associazione”, ha giustificato lui. Siamo in pratica alle solite in questo Paese: chi sbaglia non paga, anzi,  “incassa”.

Written by Luigi Storti

Laureato in Economia Aziendale con Master in Corporate Finance presso la Business School de "Il Sole 24 Ore", ricopre il ruolo di Group Treasurer in una S.p.a. in Milano. Appassionato ed esperto di Finanza Aziendale, Strutturata,Mercati Azionari, Bilancio e Politiche Economico-Finanziarie.

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