di Corinna Garuffi in , ,

I viaggi in Vespa di Paolo Zambon: 70.000 km in sella a un sogno [INTERVISTA]


 

Viaggi emozionanti, che parlano di luoghi, incontri e passioni travolgenti, dal Centro America all’Asia: Paolo Zambon, vespista dall’animo sensibile e al tempo stesso impetuoso, ci racconta in un’intervista i suoi viaggi intorno al mondo

Avventura e sentimento, poesia e reportage, attenzione alla tradizione ma anche alla storia recente dei paesi conosciuti in mesi e mesi di viaggi: Paolo Zambon, vespista dall’animo sensibile e appassionato, è il protagonista dell’intervista di oggi. Dopo aver scritto un libro (“Inseguendo le ombre dei colibrì”, Alpine Studio) in cui racconta il suo viaggio incredibile alla scoperta del Centro America, è tornato a mettersi in sella per attraversare il continente asiatico: non ci resta, quindi, che lasciare la parola a lui e ai suoi racconti emozionanti.

Tre viaggi in vespa intorno al mondo: come mai?
“Due e mezzo direi, il terzo è in pieno svolgimento. Abbiamo iniziato a godere dei privilegi delle due ruote motorizzate nel Sudest asiatico prima in Laos e poi in Vietnam durante l’inverno del 2011. La Vespa è un’idea che ho avuto per la prima volta in Egitto nel lontano 2009. Il piano sembrava semplice. Acquisto del mezzo ad Ismailia dove mi ero fermato più a lungo del previsto, e rientro in Italia via terra. Le noie burocratiche per l’attraversamento delle varie nazioni sono risultate un ostacolo troppo penoso da superare.
Il mezzo ha diversi pro. Va poco più veloce di una bicicletta senza, peraltro, richiedere un eccessivo impegno fisico (e non è poco, domandare ai cicloturisti che hanno tutta la mia ammirazione), e un’andatura lenta che ci garba assai. Con la sua linea splendida ed intramontabile porta sorrisi e facilita contatti umani. Facilità d’utilizzo e bassi consumi potrebbero essere considerati altri due pro.
Così l’ho acquistata nell’estate del 2011 e dopo il tentativo fallimentare causa incidente appena entrato in Mauritania, il 15 settembre 2012 siamo partiti da Budoia alla volta di Melbourne (anche se per scaramanzia la meta Melbourne non è mai uscita dalle nostre bocche fino a quando avevamo macinato un bel po’ di chilometri in terra indiana). La libertà di movimento, lento ma non troppo, ci ha contagiato: ecco spiegato perché dopo un viaggio di 14 mesi (fino a Melbourne), ne è seguito uno da 8 ed attualmente siamo impegnati in un altro viaggio che, se tutto filerà liscio, durerà non meno di 10 mesi”.

Intervista Paolo Zambon vespista intorno al mondo

Nel deserto, sulla via per Salalah (Oman)

Quanti chilometri avete percorso complessivamente, quanti e quali paesi avete attraversato?
“Il battesimo nordafricano l’ho fatto da solo; sarei dovuto andare a prendere Lindsay, la mia ragazza, a Bamako. Ma dopo 5.000 km di una porzione minuta di Italia, Marocco ed uno sputo di Mauritania, un incidente ha fermato il contachilometri.
Il 15 settembre 2012 è stato l’inizio del primo vero viaggio. Da Budoia siamo partiti per raggiungere Melbourne. 40.500 km, 14 mesi e Grecia, Turchia, Iran, Pakistan, India, Nepal, Thailandia, Malesia, Singapore, Indonesia, Timor-Est ed il gigante australiano.
Il secondo viaggio è iniziato il 15 settembre 2014 (scelta non casuale, un briciolo di scaramanzia non guasta!) e dopo i primi 5 giorni a bordo del furgone dei genitori di Lindsay abbiamo raggiunto Nogales. Ed il “rombo” della Vespa è tornato a farsi sentire. Abbiamo passato i primi tre mesi (circa) in Messico, dove abbiamo attraversato (preparatevi, la lista è lunga) gli stati di Sonora, Chihuahua, Durango, Zacatecas, Nayarit, Jalisco, Aguascalientes, Guanajuato, Distretto Federale, Puebla, Oaxaca, Chiapas. Dopo una scorpacciata di chilometri in terra messicana è giunta l’ora di Guatemala, El Salvador, piccola porzione di Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. Da qui siamo tornati verso Nord passando per strade non battute in fase di discesa e dedicando il tempo necessario per esplorare l’Honduras ed il Belize. Dopo 8 mesi ci siamo ripresentati alla stessa dogana di Nogales, con 23.000 km sulle ruote mignon della Vespa.
In questo viaggio iniziato il 4 dicembre a Dubai (con notevoli ritardi nella consegna del mezzo) e continuato nello splendido Oman abbiamo già accumulato 6.900 km. Non mi chiedere quanti ne mancano alla fine, ogni volta che ho azzardato una cifra si è rivelata errata per difetto”.

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Penso alla canzone “Occidentali’s Karma” di Gabbani: perché ci sentiamo così tanto attratti dall’Oriente? Moda, filosofia o altro? Com’è stata la tua esperienza in Asia a questo proposito?
“Premetto che non so chi sia questo Gabbani, Google mi è venuto in aiuto. Mancando ormai da quasi 5 anni dall’Italia devo ammettere che di edizioni del Festival di Sanremo ne ho perse parecchie. La lontananza culturale dell’Asia ha da sempre attirato anime curiose e numerose testimonianze letterarie lo provano. Oggi, forse il vuoto lasciato dalla nostra civiltà consumistica ha spinto alcune persone a cercare “rifugio” nelle filosofie orientali. E’ innegabile che negli ultimi anni l’attrazione si sia trasformata in una moda e che gli occidentali abbiano cercato di adattare le tradizioni/filosofie/concetti alle esigenze dell’Occidente. Aggiungo anche che per quanto ho visto in India la popolazione locale non disdegna nel vendere agli occidentali ciò che cercano.
Dire Asia è una generalizzazione che andrebbe chiarita come quando si parla di Africa. Personalmente sono un appassionato di India, un paese che scatena emozioni contrastanti e che ti attira a se nonostante le difficoltà. Un’umanità travolgente che abita un paese difficile da capire non importa quante volte uno lo visiti. Pakistan, Nepal, Thailandia, Malesia, Singapore, Indonesia, Laos, Cambogia, Vietnam tutta Asia ma per ogni nazione bisognerebbe parlare/scrivere per ore.”

Intervista a Paolo Zambon - viaggi in Vespa per il mondo

In India, foto-ricordo per i 17mila chilometri che ritrae Paolo Zambon e la fidanzata Lindsay

C’è stato un incontro, fatto durante questi viaggi, che ti ha segnato più di altri?
“I ragazzi che si sono lasciati alle spalle la vita nelle Maras del Salvador. Durante il viaggio in Messico e Centro America ho avuto il piacere di mettermi in contatto con un’associazione che si occupava di aiutare i giovani che avevano deciso, rischiando la morte, di lasciarsi alle spalle la vita nelle Maras, le gang che insanguinano diversi paesi centroamericani (e che hanno “filiali” anche fuori da quell’area, Italia inclusa). Le loro testimonianze, che ho riportato nel capitolo dedicato ad El Salvador del libro “Inseguendo le ombre dei colibrì”, hanno lasciato il segno. Storie di violenza, opportunità negate e futuro a tinte fosche.”

Vuoi condividere con noi il ricordo o il paesaggio più bello?
“Leggo la domanda e la mia mente vaga alla ricerca di qualche cosa che possa essere messo in cima ad una lista. Più la mente scava e più la classifica diventa difficile da stilare. Ci sono migliaia di sorrisi, vulcani, tramonti, albe, foreste tropicali, deserti, gioielli architettonici, strette di mano, rovine archeologiche, cittadine senza nulla da segnalare ma vissute nella giornata giusta diventavano posti in cui avrei potuto anche stabilirmi per un po’. E se mettessi quei lampi di gioia che, talvolta, lungo un tratto di strada senza spunti degni di nota mi colpiscono facendomi pensare alle mete future?”

Tre viaggi in Vespa intorno al mondo intervista

Sullo sfondo il vulcano Momotombo, in Nicaragua

Cosa ti ha spinto a scrivere un libro?
“Ho raccolto per anni appunti prima e durante i viaggi. In un lasso di tempo che va ben oltre l’inizio dei tour con la Vespa, ho collezionato un sacco di storie di persone, una marea di descrizioni di paesaggi e di splendori architettonici, documenti e articoli utili a chiarire le situazioni geopolitiche dei vari paesi. Tutto ciò doveva essere impacchettato sotto forma di libro. Questa volta ho deciso che tutto ciò che avevo visto e che, con tutta onestà, non ho mai condiviso troppo apertamente, andava pubblicato. E cosi è stato dopo diversi mesi di “duro” lavoro”.

In apertura: strade sterrate sulla penisola Nicoya – Costa Rica

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