di Valeria Panzeri in ,

Ideato il programma per far finta di lavorare al computer


 

Ideato un programma che consente di fingere di essere super attivi al pc, mentre in realtà non stai facendo un bel niente

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Se fate parte di quella nutrita frangia di persone che teme che le macchine ruberanno inesorabilmente loro il lavoro (in realtà la questione è più complessa e stratificata) sappiate che l’innovazione pare anche intenzionata a venirvi incontro quando intendete oziare uscendone puliti. Inventato da Pippin Barr questo programma intende ironizzare sugli scenari catastrofici che ci vengono paventati e, come spiega il creatore stesso, è una sorta di gioco in cui ci si cala in un futuro prossimo. I disoccupati sentiranno la mancanza di quel tempo in cui il lavoro dava un senso alla loro esistenza, malinconia agrodolce che verrà colmata riproducendo i bei tempi andati di click e digitazioni. Una sorta di amarcord.

Si chiama “It is as you were doing work” e la sua intro recita così: “I robot sono qui! Niente più lavoro! E’ grandioso! E’ grandioso?! Aspetta! Ti senti apatico e improduttivo! Ti manca cliccare bottoni? Ti manca aspettare che il sistema carichi la nuova pagina! Ti manca il lavoro! Ma andrà tutto a posto! Usa questa applicazione e sarà come se tu stessi lavorando!”. La riproduzione delle funzionalità dei computer 1.0 è perfetta: cartelle da aprire, file da scrivere, mail da compilare e inviare. Non dovrete far altro che muovere il mouse e digitare, al resto pensa il programma che agisce in modo automatico. Apparentemente, per chi vi guarderà dall’esterno, sembrerà proprio che stiate lavorando. Ma il fingersi attivi è lo scopo minore di questa applicazione che, con il sorriso, intende affrontare una questione capitale che fra non molto andrà a investire e ridisegnare gli scenari lavorativi con una rivoluzione di portata globale. I software di ultima generazione, infatti, stanno puntando a quella frangia di lavori creativi che parevano intoccabili e appannaggio esclusivamente di persone in carne ed ossa. Un romanzo fantascientifico, in Giappone, si è guadagnato un premio all’interno di un concorso letterario, fin qui sembra tutto normale – direte voi – il punto è che si trattava di un ibrido scritto insieme a un software.

Mai come nell’ultimo periodo si assiste a un fiorire di trattati sociologici, psicologici, economici (e chi più ne ha ne metta) inerenti questa rivoluzione alle porte in atto. In questo scenario che riecheggia l’eterno tenzone tra apocalittici e integrati sono davvero molte le voci degli scettici che si levano contro la piega – pressoché incontrovertibile, mettiamocelo in testa – che il mondo del lavoro prenderà nel giro di massimo un secolo. Saremo le generazioni di transizione, quelle ibride, che condivideranno le proprie mansioni lavorative con dei robot che – pian piano – vanteranno un’intelligenza artificiale pressoché speculare a quella umana, macchine di una complessità al momento inimmaginabile. Non tutti, però, sguazzano in un pessimismo cosmico: l’uomo dovrà riposizionare totalmente le proprie priorità, utilità e il proprio tempo: ma non è affatto implicito che la sua condizione peggiorerà. Ci vorranno intelligenza e capacità di pensiero trasversale e creativo, al fine di reinventarsi, ma in fondo è proprio questa una delle eterne sfide dell’evoluzione. E se proprio la nostalgia delle 8 ore in ufficio alla scrivania, attaccati allo schermo del pc, vi dovesse assalire questa applicazione vi riporterà indietro.

 

 

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