di Andrea Monaci

Il Cuore Agricolo di Expo 2015


 

Nutrire il pianeta, energia per la vita. Sarà il tema di Expo 2015, l’Esposizione Universale che salvo clamorosi anche se non impossibili intoppi si terrà a Milano tra il 1° maggio e il 31 ottobre 2015. L’alimentazione, la fame nel mondo, ma anche la rivalutazione dell’importanza della terra e dalla sua coltivazione, agricoltura e zootecnia, saranno i temi centrali dell’evento mondiale.
Forse Milano, la capitale italiana del cemento, delle tangenziali e delle periferie sterminate riscoprirà il suo cuore agricolo?

Anche Milano ha un cuore agricolo, anzi, cuore e polmoni. Se nell’hinterland est l’espansione cittadina e l’invadenza delle infrastrutture viarie hanno lasciato – e lasceranno – segni indelebili, ad ovest e sudovest  del capoluogo lombardo tutto cambia. Siamo nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano, la riserva indiana dell’agricoltura e della zootecnia milanesi, che qui vogliono dire soprattutto coltivazione del riso e allevamento di bovini, principalmente da latte e in parte da macello.

Un ambiente naturale di sottovalutato pregio paesaggistico, ancora discretamente conservato nonostante gli “attacchi” della vicina metropoli e nonostante il disinteresse di parte dei suoi abitanti. Il Parco Agricolo Sud Milano si estende per ben 46mila300 ettari, distribuiti sul territorio di ben 61 comuni: un enorme anello che abbraccia l’agglomerato urbano, da ovest a sud risalendo poi a est.

I Navigli, il Ticino, il Lambro e l’Adda; campi e corsi d’acqua, viottoli di campagna e trafficate strade provinciali. Il territorio della Milano agricola sembra sospeso tra un presente di indifferenza di molti ed un futuro di rinnovata importanza socio-economica, forse per pochi, ma con l’auspicio che diventino molti. Panorami da Midwest americano interrotti da speculazioni edilizie nel peggiore stile metropolitano. Alzaie di canali e viottoli di campagna percorsi solo da trattori, ciclisti e podisti scavalcati da strade a scorrimento veloce ai cui margini si trova di tutto, dalle prostitute ai relitti di auto bruciate.

Ancora, frammenti sociologici di un territorio eternamente sospeso tra il suo presente ed il passato. Il contadino 60enne che va a controllare la risaia a bordo di un fiammante Suv; il giovane studente che rischia l’incolumità percorrendo un tratto della Vigevanese in bici, per raggiungere l’alzaia protetta del Naviglio Grande; donne e stranieri che aspettano un bus che non passa in una mattina di ottobre inaspettatamente fredda, mentre un esercito di impiegati e professionisti si incolonnano come ogni mattina tra Pavia e Milano.

Un luogo di contraddizioni ma che può ancora sorprendere per la sua bellezza: basta lasciare ad ovest le ultime propaggini di Milano, dopo uno sguardo alla bella cascina Corte Grande di Muggiano, e inoltrarsi nei campi per vedere correre frotte di coniglietti selvatici e salutare sgargianti gamberi di acqua dolce nelle rogge e nei canaletti di irrigazione.  Ecco il cuore agricolo di Expo 2015.
(foto @Elisa Gilardelli)

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