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Il Papa si è dimesso? E ad Avellino “si festeggia” per scaramanzia

Dopo tutto in questa stagione i Lupi Irpini bazzicano le parti altissime della classifica di Prima Divisione da parecchie settimane. Già, ma proprio quel giorno Benedetto XVI ha annunciato che il suo pontificato finirà il 28 febbraio. Una notizia di portata planetaria, tale quasi da spostare l’asse terrestre.

A spostarsi, però, è stato soprattutto l’umore dei tifosi dell’Avellino. Sì, perché chi ha il sacro fuoco della passione per i Lupi, ha fatto subito un rapido calcolo e….bingo! Ci siamo: ogni volta che cambia il Papa i verdi vincono il campionato. Ecco la storia: nel 1958 sale al soglio pontificio Giovanni XXIII e gli Irpini vengono promossi in serie C. Cinque anni e viene eletto papa Paolo VI. E puntuale come una fumata bianca ecco un altro approdo in C dalla serie D.

avellino calcio serie a

Il 1978, e qui la coincidenza ha davvero dell’incredibile, i papi eletti sono addirittura due: Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. E l’Avellino che fa? Sceglie proprio quell’anno per sbarcare per la prima volta nella sua storia in serie A con la ‘benedizione’ della Chiesa. Il resto è storia recente. Il 19 aprile 2005 Benedetto XVI succede a Papa Woijtyla e due mesi più tardi i verdi vincono i playoff di serie C ai danni del Napoli e festeggiano il ritorno in serie B dopo un anno di purgatorio.

Lunedì le dimissioni di Papa Ratzinger hanno messo sul chi va là i tifosi. Qualcuno addirittura ha già messo lo spumante in fresco. Per due motivi: dati alla mano la serie B è un po’ più vicina. E almeno stavolta prima del Conclave nessun Pontefice è asceso al Cielo.

Written by Fabrizio Pucci

Fabrizio Pucci nasce nel 1970 a Livorno, città dove risiede. Nel 1984 pubblica il primo articolo, la presentazione della partita di calcio Livorno-Ancona. Dopo il Liceo inizia una serie di collaborazioni con radio e tv che con gli anni lo porteranno fino a Tele+ e Sportmediaset. Attualmente collabora con Il Tirreno di Livorno. Appassionato di Sport, non si perde una partita del 'suo' Livorno per lavoro, ma anche per amore della maglia amaranto. Pessimista di natura, perché è sempre meglio prepararsi al peggio per poi festeggiare il meglio.

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