di Fabrizio Pucci

Fiorillo, Ora il Predestinato è Tornato Ma non Chiamatelo Nuovo Buffon


 

Bimbo prodigio, golden boy, predestinato. Vincenzo Fiorillo, portiere classe 1990, quattro anni fa era sulla bocca di tutti. Con la sua Samp aveva appena vinto lo scudetto Primavera e gli addetti ai lavori avevano sentenziato: è lui il nuovo Buffon.

Il cursus honorum delle Nazionali giovanili (dall’Under 17 all’Under 21), l’elezione come miglior portiere del torneo di Viareggio 2009. Poi il debutto in serie A sempre con la maglia blucerchiata. Infine il sortilegio, l’incantesimo. Il 31 maggio 2009 c’è Palermo-Sampdoria e Vincenzo Fiorillo,  il ‘Falco di Oregina’ (ribattezzato dal nome del quartiere genovese dove è nato) nel primo tempo non ne indovina mezza. E a poco valgono le prodezze della ripresa.

Da Buffon, a ex promessa, il passo è brevissimo. Gli amici gli voltano le spalle. E lui si ritrova solo con gli affetti più cari. Papà Silvio e mamma Elena oltre ai due fratelli maggiori. Soffre, Vincenzo. Va in prestito alla Reggina e poi allo Spezia. Quell’etichetta di nuovo Buffon gli pesa come un macigno. E quasi quasi gli fa venire voglia di mollare tutto. Nel 2011/12 è il secondo di Romero alla Sampdoria. Ma gioca zero-minuti-zero. In estate arriva la chiamata del Livorno.

Vincenzo Fiorillo Sampdoria

Il portiere titolare è Mazzoni, ma non si sa mai. L’8 ottobre gli amaranto affrontano lo Spezia. Dopo dieci minuti Mazzoni si fa male in uno scontro con Okaka. Sarà rigore ed espulsione del numero uno toscano. Vincenzo Fiorillo entra a freddo. E’ una serataccia schifosa. Becca cinque gol e non pare sicuro. Ma il colpo di scena è in agguato. Vincenzo gioca a Reggio Calabria e se la cava. No ha colpe sui gol del Verona la settimana successiva. E’ inoperoso con il Cesena e con il Lanciano. Ma dà sicurezza al reparto.

Poi l’exploit, il giorno di Livorno-Bari. La partita è bellissima e lui viene sottoposto a una vero e proprio bombardamento. E in un pomeriggio mantiene tutte le antiche promesse. Fiorillo è tornato: “Ma non chiamatemi nuovo Buffon – ha sibilato a fine partita – perché quell’etichetta appiccicata addosso mi ha danneggiato: non ero più libero di sbagliare. Oggi sono felice, ma volo basso. Mi godo il momento. So che basta poco per tornare a terra”. Ha ventidue anni, Fiorillo, ma ha l’amara concretezza dei veterani perché nella sua carriera ha già sofferto troppo. Il lieto fine è tutto meritato.

(foto: @Gianluca Di Marzio – Maurizio Lagana)

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Correlati

Commenta via Facebook