di Andrea Paolo

Il Prete e il Maresciallo dei Carabinieri Confidenti della Cosca


 

In Calabria succede anche questo: quelli che dovrebbero essere i “primi presidi” di legalità finiscono per essere pesantemente collusi con la ‘ndrangheta. Una brutta storia che viene da Stefanaconi, piccolo paese della provincia di Vibo Valentia dilaniato da una sanguinosa faida

Stefanaconi Faida Arresti

La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro che indaga sulla faida di ‘ndrangheta di Stefanaconi, nel vibonese, ha disposto l’arresto del parroco del paese e del maresciallo dei Carabinieri della vicina stazione di Sant’Onofrio. L’accusa è pesantissima: associazione mafiosa, per aver agevolato una delle famiglie coinvolte nel sanguinoso scontro iniziato nel 2011 e segnato da una lunga scia di omicidi.

E’ una faida di ‘ndrangheta sanguinosa quella che ha scosso fin nelle viscere il piccolo paese calabrese: “Voglio vedere il sangue scorrere davanti alla sua porta” aveva detto non sapendo di essere intercettata una delle arrestate, e così è stato. A parlare era la moglie del capo cosca ucciso nello scontro che vede contrapposte alcune importanti famiglie di ‘ndrangheta che mirano al controllo dello stesso territorio, quello di Stefanaconi, Piscopio e Sant’Onofrio, tutti piccoli paesi del Vibonese.

Secondo gli inquirenti, Stefanaconi è sempre stata “dominio” dei Patania, vicini alla cosca Mancuso che regna da sempre sul vibonese  ed è nel sancta-sanctorum delle mafie internazionali dedite al narcotraffico e al riciclaggio. Da qualche anno però il territorio è conteso da altre cosche, i Petrolo-Bartolotta, vicini alla cosca Bonavota di Sant’Onofrio ramificata anche al nord Italia, e la cosca di Piscopio, vicina – come emerso durante l’indagine “Crimine-Patriarca” ad importanti elementi della ‘ndrangheta ionica reggina.

Ed ecco nelle “tragediate” e nelle intricate pianificazioni degli omicidi, 5 in poco più di un anno, prendono parte anche il parroco ed il maresciallo. All’uomo di chiesa viene addirittura chiesto supporto per la realizzazione di un omicidio: gli viene chiesto di spegnere o bloccare la telecamera di sorveglianza posta davanti alla Chiesa del paese, dove doveva compiersi la vendetta.

Poi il prete raccoglie le confessioni del Maresciallo dei Carabinieri di Sant’Onofrio: ma non c’entra nulla la fede, si tratta infatti di soffiate a favore della cosca Patania. Informazioni sulle indagini in corso e sulle intercettazioni disposte dalla DDA di Catanzaro. Secondo gli inquirenti il militare avrebbe inoltre occultato decine di materiali di indagine, non trasmettendoli alla procura, incluse alcune prove schiaccianti come tracciati Gps e intercettazioni ambientali che incastrerebbero altri esponenti criminali finora rimasti estranei all’indagine. Tutte queste informazioni passavano poi alla cosca in guerra grazie all’intermediazione del prete: incredibile, ma vero.

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