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Il programma elettorale del PD sul lavoro

Il programma elettorale del PD in tema di lavoro è tra le cose più “di sinistra” che si possono leggere ne “L’Italia giusta”, il documento che il partito di Bersani ha pubblicato sul suo sito e messo a disposizione di tutti i cittadini, elettori e non. Perché diciamo che è “di sinistra”? Perché, a parte una premessa un po’ generica, il capitolo dedicato al lavoro afferma essenzialmente una cosa: bisogna ridurre le tasse sul lavoro e le risorse necessarie per farlo vanno reperite tassando le grandi rendite finanziarie e immobiliari.

LIste candidati PD alla Camera

Ecco il passo fondamentale del documento:

Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari.

Più chiaro di così. Bisognerà vedere poi nel concreto come sarà quantificato il taglio all’imposizione fiscale sul lavoro e se ci sarà accordo sulle patrimoniali (a questo punto obbligate) che dovranno essere introdotte.

La seconda enunciazione più importante riguarda la lotta alla cosiddetta “precarietà”: qui però il programma si limita a dire che “bisogna smantellare l’impianto realizzato dalla destra che punta ad una competizione al ribasso tra i lavoratori”. Si, ma come farlo? Modificando ulteriormente la Legge Biagi? Introducendo una nuova normativa sui contratti collettivi? Non è dato sapere, al momento.

Importante anche il passaggio sugli incentivi all’occupazione femminile (soprattutto nel mezzogiorno) e al welfare per le donne lavoratrici, che deve essere potenziato. Anche qui però, il programma non contiene alcuna indicazione su come reperire le risorse.

Infine, ma non ultimo come importanza, il tema della rappresentanza sindacale:

Occorre una legge sulla rappresentanza che consenta l’esercizio effettivo della democrazia per chi lavora. Non possiamo consentire né che si continui con l’arbitrio della condotta di aziende che discriminano i lavoratori, né che ci sia una rappresentanza sindacale che prescinda dal voto dei lavoratori sui contratti.

Anche questo è un tema centrale nell’Italia di oggi, dove in pratica i contratti aziendali fanno giurisprudenza a sè. Ignorando del tutto la contrattazione collettiva, i contratti aziendali in assenza di regole più stringenti sulla rappresentanza sindacali rischiano (come già successo) di provocare gravi fratture tra lavoratori, sindacati e datori, dove alla fine a rimetterci sono sempre i soggetti più deboli. Riuscirà il PD a mettere d’accordo gli ambienti di Confindustria a lui più vicini e i sindacati?

Written by Andrea Monaci

46 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, economia e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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