di Gianluca Capiraso

Avellino, il Sindaco Senza Vergogna


 

Cosa dovrebbe fare un primo cittadino nei giorni in cui la sua città viene espropriata del titolo di capoluogo di provincia? Ad Avellino ha deciso di dimettersi per fuggire in Parlamento, “certo” di essere eletto con il listino bloccato alle prossime elezioni. Un applauso a Giuseppe Galasso

In questi anni abbiamo imparato a conoscere sindaci battaglieri ed orgogliosi, che vanno a Roma per far sentire la propria voce. Primi cittadini che affiancano gli agenti di polizia locale e che combattono sul territorio in prima persona, diventando in certi casi addirittura protagonisti nella lotta al crimine e decisivi per la cattura di malviventi.

Ti viene così subito in mente Crocetta, sindaco di Gela, premiato dai siciliani che l’hanno eletto a Governatore, oppure Vassallo, per restare in Campania, che ha pagato con la vita il suo troppo “fare”. Così come pensi all’attivismo del vicinissimo Vincenzo De Luca, il sindaco sceriffo di Salerno, distante appena 30 km, che invece sembrano un’infinità. Ma anche all’orgoglio di Luigi De Magistris, che di recente a Servizio Pubblico ha dichiarato “non mi candido, sono fiero di essere il sindaco di Napoli. Questa città la amo troppo”. Oppure – lasciando la Campania e il Sud – finisci per riflettere sulla testardaggine di gente come Tosi, il sindaco di Verona, che al di là del suo credo politico, continua ad essere il sindaco più amato per i suoi provvedimenti tempestivi e soprattutto popolari. Dalla parte della gente.

 

galasso sindaco avellino

 

Poi, per un attimo, pensi a quello della tua città: Avellino. Si chiama Giuseppe Galasso ed è piccolo uomo (di statura, sia chiaro…). Ha avuto la delicatezza, la sensibilità, nonché il senso del dovere, di lasciare la poltrona sindaco, presentando ufficialmente le proprie dimissioni. Correrà infatti alle prossime elezioni Politiche per il Parlamento Italiano. Un passo fatto da numerosi colleghi e presidenti di provincia – si dirà. Certamente non un’operazione di stile.

Ma non solo. Oltre a calpestare la volontà degli elettori avellinesi (che evidentemente l’hanno votato, pure per la seconda volta…), oltre a mettere da parte la dignità, Galasso ha avuto il coraggio di dimettersi nei giorni più delicati (dopo ovviamente il Terremoto del 1980) della storia recente della città. Avellino viene espropriata del titolo di capoluogo di provincia, a causa di un incomprensibile postilla (si dice voluta dai sanniti doc Mastella o Viespoli) che antepone il numero di abitanti della città a quello della provincia. E così, in un paradosso tutto italiano che potrebbe portare a Benevento capoluogo dell’Irpinia, il buon Galasso ha avuto la brillante idea di lasciare i suoi concittadini da soli a combattere. Senza vergogna.

Giusto il tempo necessario per fare i suoi ultimi regali alla città: le panchine funeree e le tende da bagno, che hanno rovinato l’aspetto del Corso principale della città, l’unico intervento effettivamente realizzato da questa ormai ex amministrazione, che non perde occasione per sbandierarlo ai quattro venti. Dimenticando di aver lasciato un incredibile tunnel a metà nel cuore della città ed inaugurato una città ospedaliera senza strade di accesso (servita da mulattiere ). Per quest’ultimo scandalo è dovuta intervenire Report di Rai3, con un’inchiesta in collaborazione con la redazione online del Corriere (guarda il video alla fine “L’Ospedale Oltre la Siepe”). Video per ora trasmesso solo online (su Corriere.it) e non ancora in televisione per ragioni ancora “imprecisate”

Chissà, al suo posto, cosa avrebbero fatto quei sindaci citati in precedenza – da De Luca a Vassallo – probabilmente avrebbero capeggiato manifestazioni di rivolta, marce su Roma o inscenato iniziative clamorose, tanto da finire sulla stampa straniera.

Da buon medico, invece, Giuseppe Galasso avrà calcolato tutto nei minimi particolari: con il passar delle settimane, infatti, calano sensibilmente le possibilità di una riforma della Legge elettorale. Ed è sempre più probabile che in Primavera si torni alle urne con l’attuale sistema che, com’è noto, prevede il listino bloccato, dove il buon Pino è certo (già da ora) di essere infilato dal PD. Il giusto riconoscimento, il premio e la ricompensa per un grande sindaco.

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