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Ilva: “no” a dissequestro, Governo gioca la carta emendamento

A terra, sotto sequestro, c’è materiale per un milione e 700mila tonnellate. Acciaio stipato nell’area portuale dell’Ilva di Taranto. Materiale che, messo in circolazione, potrebbe perlomeno stoppare l’emorragia e che, invece, resta “off limits”.

IL “NO” DEL TRIBUNALE Il Gip del Tribunale di Taranto, Todisco, ha rigettato la richiesta di dissequestro. La decisione pende come la classica spada di Damocle su prodotti finiti e semilavorati dal valore commerciale di un miliardo di euro, destinati alla vendita ma anche al trasferimento in altri stabilimenti del gruppo. Il Gip, accogliendo la tesi della Procura, ha ribadito che il decreto salva-Ilva non è retroattivo. Con la conseguenza che la reimmissione nel possesso dei beni in favore del Siderurgico opera solo dalla data di entrata in vigore del decreto stesso e non per il passato. Quella merce, prodotta prima del 3 dicembre, è “intoccabile”. Con i sigilli. Senza facoltà d’uso.

CONSEGUENZE Drammatiche” – bolla subito l’azienda che lancia l’allarme sul piano occupazionale ed economico. A cascata e da subito, fanno sapere i vertici,“ rimarranno senza lavoro circa 1.400 dipendenti”. In primis gli addetti alle aree Laminazione a freddo, tubifici e servizi correlati.

Ministro Clini Ilva Taranto

LA SOMMA FA IL…TIMORE  
Altri 1400, dunque, a rischio. Da sommare ai 1200 già costretti alla cassa integrazione, colpiti dalla crisi del mercato e pure dalla tempesta che si è abbattuta lo scorso novembre sulla fabbrica tarantina. Le cattive notizie non vengono mai da sole. Sempre l’Ilva ha annunciato la fermata a catena di impianti italiani ed esteri, da Novi Ligure a Genova, passando per Salerno e toccando Tunisi, Salonicco, la Francia. Oltre a quelli di servizio, tra i quali Torino, Milano, Padova. Altra ricaduta occupazionale su circa 2500 addetti, 1000 solo a Genova.

SI MUOVE IL GOVERNO E’ già partita la macchina organizzativa per “dribblare” il rigetto della richiesta di dissequestro. L’Ilva ha già annunciato ricorso in Tribunale. In campo anche il Governo che, per quanto barcollante, non si tira indietro. Il Ministro dell’Ambiente Clini si appresta a presentare un emendamento “interpretativo” al decreto salva-Taranto. E’ il tentativo estremo di aggirare l’ostacolo e superare lo stallo.  “ La facoltà di commercializzazione dei manufatti da parte dell’Ilva – ha detto il Ministro –   riguarda anche quelli prodotti prima dell’entrata in vigore del decreto e attualmente posti sotto sequestro”. E’ lotta contro il tempo per trovare la “pezza”, rispettando le Istituzioni e, soprattutto, evitando di “inguaiare” il Natale ad altre famiglie.

 

Written by MiDa

Avvocato con la passione per il giornalismo. Segue a 360° il mondo dell'informazione, ama commentare il calcio e cercare curiosità in giro per le strade. Tra la gente. Viaggiatore mangiachilometri.

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