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Intervista a Samuele Sbrighi: dal teatro al cinema va… “Tutto Liscio”

Samuele Sbrighi è attore, regista e sceneggiatore. Romagnolo doc, è nato a Santarcangelo, patria natia di grandi artisti tra cui è impossibile non menzionare Tonino Guerra, premio Oscar per la sceneggiatura di “Amarcord” di Federico Fellini. Samuele è cresciuto a “pane e spettacolo”. A soli 4 anni fa un provino per Marco Ferreri e poi recita a fianco di Roberto Benigni in “Chiedo asilo”. Poi nella sua lunga carriera, nonostante la giovane età (è nato nel 1975) c’è di tutto. Tanto teatro, una delle sue passioni più grandi, cinema (da attore e da regista), televisione. Nel 2017 è uno dei protagonisti del film per il cinema “Tiro Libero” per la regia di Alessandro Valori. Nello stesso anno debutta a teatro alla regia e come autore con “Un altro spettacolo con cui rovinare una serata ad amici e parenti”, quindi nel 2018 torna alla televisione nel cast de “L’allieva”, fiction di Raiuno. Con un curriculum del genere ci aspetteremmo di incontrare una specie di “divo”. Invece Samuele Sbrighi è il ritratto della modestia: un ragazzo quasi timido che però ti colpisce immediatamente per il magnetismo del suo sguardo, per la grande gentilezza dei modi, per l’intensità con cui racconta il suo lavoro. UrbanPost l’ha incontrato per una breve intervista, in occasione della replica del suo spettacolo “L’evoluzione della specie”, da lui scritto e interpretato con i ragazzi del suo laboratorio di recitazione, in scena i prossimi 29 e 30 maggio 2018 al Teatro Lavatoio di Santarcangelo di Romagna. Samuele ci ha parlato anche del suo passato in tv: molte delle nostre lettrici lo ricordano sempre tra i protagonisti di Centovetrine, la famosa soap di Canale 5 in cui interpretava il fascinoso ispettore Giacomo Romani. Ma soprattutto ci ha parlato del suo nuovo progetto, “Tutto Liscio”, un lungometraggio sulla Romagna girato interamente nella terra di Fellini, scritto e interpretato da lui e dall’amico di sempre Piero Maggiò, che vedrà nel cast tra gli altri due stelle del cinema italiano del calibro di Maria Grazia Cucinotta e Antonio Catania.

samuele sbrighi intervista andrea monaci

Samuele, raccontaci un po’ di te: quando nasci come attore e come ti sei formato?

«Ho iniziato prestissimo. A 4 anni ho fatto un provino con Marco Ferreri e ho recitato una parte in “Chiedo asilo”, accanto a Roberto Benigni. Da quel momento ho sempre saputo che la recitazione sarebbe stata la mia vita. Ho sempre desiderato fare l’attore, fin da piccolo: mio padre in questo mi ha stimolato molto, era fotografo di scena. Ma devo soprattutto ringraziare mia madre: lei ha veramente sacrificato la sua vita per consentirmi di studiare e di fare ciò che amavo fare. Finite le superiori ho frequentato l’Accademia di Arte Drammatica “Antoniana” a Bologna. Poi, tra il 2000 e il 2004 il Centro di Cinema e Teatro “Duse”, condotto da Francesca De Sapio, membro dell’Actor Studio e cresciuta con attori del calibro di Al Pacino e Harvey Keitel».

La recitazione è forse la meno catalogabile di tutte le arti: che genere di attore sei?

«Mi ritengo un attore a cui piace sperimentare molto. Studio molto il personaggio, non solo la sua psicologia ma anche l’aspetto estetico. Per interpretare un personaggio bisogna conoscerne molto bene la psicologia: a volte si sottovaluta questo aspetto, ma poi il rischio è quello di non essere credibili. E per me, essere credibile come attore è tutto. Un attore o è credibile o non lo è. Non esiste l’attore che “recita bene”. Lo dico anche da spettatore: quando vedo qualcosa in cui riesco ad immedesimarmi davvero vuol dire che attore e regista hanno lavorato bene. I bravi attori, insomma, sono quelli che ti ci fanno credere. Io, comunque, penso di avere l’attitudine di raccontare delle storie. Racconto personaggi che ho incontrato, conditi con un bel po’ di fantasia: a volte credo mi sia riuscito bene e sono ispirato dalla terra in cui vivo che è ricca di storie da raccontare. Quando vedo attori che pensano solo a farsi belli e si fanno le sopracciglia, beh, penso che abbiano sbagliato mestiere, dovevano andare a fare “Uomini e Donne”».

samuele sbrighi tuttoliscio intervista urbanpost

A proposito della tua terra, la Romagna, a parte esserci nato, che significato ha per te?

«A Santarcangelo, l’hai ricordato tu stesso, abbiamo avuto la fortuna di vivere l’opera di grandi maestri, prima di tutto poeti, come Tonino Guerra e Nino Pedretti. Chi vive la Romagna ha una poesia che è legata alla malinconia. E questo crea un certo modo di raccontare le cose, per me unico. E’ un mood molto legato alla provincia: ecco, quando gli italiani “fanno gli americani” non mi piacciono, dovremmo recuperare molto di più la nostra provincia. Ci sono tanti poeti ancora inesplorati dal cinema italiano che avrebbero molto da raccontare».

Quindi il progetto “Tutto Liscio” non arriva per caso…

«Assolutamente no. E’ una storia nata in Romagna sulla Romagna, una storia familiare che appassiona, proprio come la tradizione di questa terra. Il film, di cui ho scritto la sceneggiatura, parte dalla storia di un’orchestra di liscio romagnolo che è un pretesto per raccontare altre cose. Nel cast, come ti ho detto, ci saranno Maria Grazia Cucinotta e Antonio Catania. Ci sarà Piero Maggiò, che ha anche prodotto il film con la sua casa di produzione “La Famiglia Film” e reciterò anche io. Non posso rivelarvi molto di più anche perché siamo in fase di definizione del cast e le riprese inizieranno in autunno, però posso dirvi che c’è molto entusiasmo attorno a questo film. Mi fa molto piacere che abbia ottenuto il sostegno economico dell’Emilia Romagna Film Commission».

Piero Maggiò e Samuele Sbrighi

Non è il tuo primo film: raccontaci di “La vida es un carnaval”

«La vida es un carnaval è la mia opera prima come sceneggiatore, regista, attore. E’ stata un’esperienza fantastica, abbiamo girato a Cuba, in pellicola. E’ una storia di amore, sogni, amicizia, divertimento, Un gruppo di attori che racconta se stesso, senza filtri, in un ambiente fantastico come solo Cuba può essere. Era il 2006, mi sono divertito tanto e ho imparato molto da quell’esperienza.»

Quali sono le esperienze da attore che ricordi più volentieri?

«Sicuramente i tre anni a teatro con Biagio Izzo, l’esperienza con Vincenzo Salemme ne “L’amico del cuore”. Poi il personaggio che ho interpretato in Tiro Libero di Alessandro Valori (film uscito nel 2017, ndr), un ruolo molto delicato che mi ha dato molto, mi ha arricchito davvero tanto».

Delle esperienze televisive, quali sono quelle che hai apprezzato di più?

«Premetto che rifarei tutto quello che ho fatto finora. Però, se devo scegliere scelgo Centovetrine. E’ stata un’esperienza felice, dovevo restare per qualche puntata e invece sono rimasto un anno nel cast. Poi sul set di Centovetrine ho conosciuto quella che sarebbe stata poi la mamma di Sole, mia figlia. Era un ottimo gruppo, lavoravamo in allegria e sintonia».

Oggi ti vedi più attore, autore o regista?

«Tutte e tre le cose. Io metto grande amore in tutto. Penso che se una cosa è degna di essere fatta, debba essere fatta con amore. Ho fatto mia la massima di Buddha che afferma proprio questo concetto».

L'evoluzione della specie samuele sbrighi

Parlaci de “L’evoluzione della specie”, lo spettacolo che porti a teatro in questi giorni

«E’ il mio secondo spettacolo teatrale da regista e autore, realizzato con i ragazzi del mio laboratorio di recitazione, “La valigia dell’attore”. E’ il proseguimento ideale del precedente, che era intitolato “Un altro spettacolo per rovinare una serata ad amici e parenti”. E’ uno spettacolo divertente in cui soprattutto ci divertiamo noi che recitiamo. Io imparo moltissimo dai ragazzi, è un grande scambio che mi arricchisce molto come persona. Oltre al lavoro subentra la conoscenza umana, il teatro è come una grande famiglia».

Al di fuori del lavoro, cosa fa Samuele Sbrighi?

«Faccio sport, ma soprattutto il papà. Sole, che ha 5 anni, mi riempie la vita di gioia. Principalmente nel mio tempo libero cerco di passare più tempo possibile con lei, perché non voglio perdermi proprio nulla. Lei è il dono più grande che la vita poteva farmi».

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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