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Italiani scomparsi in Messico, l’appello della famiglia: «Sicuri che siano in carcere»

Mentre non ci sono ancora notizie di Raffaele e Antonio Russo e di Vincenzo Cimmino, da giorni scomparsi in Messico, i familiari continuano ad insistere sulla pista dell’arresto da parte della polizia locale messicana di Tecaltitlan, località in cui i tre sono stati visti per l’ultima volta. La famiglia ha diffuso alla stampa un comunicato tramite il proprio portavoce, Gino Bergamé, già in passato coinvolto nella ricerca di persone scomparse all’estero. «Siamo convinti – hanno affermato i famigliari dei tre – che siano rinchiusi in un carcere. La Farnesina deve insistere sulla pista che porta al commissariato di Tecaltitlan dove, nel giorno della scomparsa, un’operatrice ci assicurò al telefono che erano in loro custodia».

Ci sarebbe dunque questa telefonata di una non meglio identificata “operatrice” del commissariato di Tecaltitlan a rendere credibile la pista del fermo di polizia. Del resto proprio uno dei tre, Antonio, aveva inviato un ultimo messaggio WhatsApp ai familiari il 31 gennaio scorso facendo riferimento proprio all’incontro con alcuni poliziotti, presso una stazione di servizio, sulla strada per Tecaltitlan dove si stavano recando per cercare il padre. Su tutta la vicenda, però, restano molti dubbi. Tecaltitlan è al centro della regione di Jalisco, dove i narcos locali hanno preso il sopravvento. In questa zona si sta espandendo, con una lunga scia di sange, il Cjng, acronimo che sta per “Cartello Jalisco Nuova Generazione”, organizzazione di nacrotrafficanti che ha soppiantato in quest’area il più conosciuto cartello dei Los Zetas. Raffaele Russo è il primo a sparire; quindi spariscono anche figlio e nipote, che si erano mossi per ritrovarlo. Rapiti dai narcos? Secondo i familiari padre figlio e nipote non hanno nulla a che fare con la criminalità locale ed erano semplici “magliari”, venditori ambulanti, che avevano scelto il Messico, un paese in cui i black-out sono frequenti, per distribuire generatori elettrici di fabbricazione cinese.

«Qualcuno di noi – ha aggiunto il portavoce della famiglia – ha anche pensato di raggiungere il Messico ma, a parte la mancanza di disponibilità economica, crediamo, vista la reticenza finora mostrata dalle istituzioni messicane, che sarebbe un viaggio a vuoto e, forse, anche pericoloso. La nostra unica possibilità rimane affidarci alla Farnesina». Dalla Farnesina per il momento non trapelano informazioni di alcun tipo, segno che si sta lavorando attraverso i canali ufficiali che richiedono, come da prassi, il massimo riserbo.

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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