di Andrea Matarazzo

Italo e il Paese dei Maiali


 

Nel paese è tempo di politica. Politici grigi e aspiranti tali si fanno la guerra. Nel mezzo di tutto ciò ci sono gli altri. Le persone comuni. Quelli che a metà mese sentono sul petto il peso dei sacrifici. Ma devono nasconderlo. Si sentono morsi da un’ansia che gli strappa le interiora e li fa svegliare con un vuoto allo stomaco

La notte li sognano, i loro figli. Sognano un futuro. E’ un sogno ricorrente. Vorrebbero dirglielo che avranno di meglio, come hanno sentito dire dai loro padri, ma non possono mentire. Loro hanno creato qualcosa, i maiali però, l’hanno trovato e divorato. I maiali che bisogna vedere tutti i giorni mentre mangiano quello che è rimasto, leccando fino all’ultima briciola. Bussano alla porta con la bava alla bocca. La mattina sono vestiti di grigio e la sera di blu. I maiali, quelli che ti vendono diritti e ti dicono che sono favori.

Italo è uno di quelli. Come me studia. Ma io un po’ di più. Ho il peso dei sacrifici della mia famiglia. Devo rendere, lo devo ai mie genitori, non ho alternative. E’ tutto così difficile. Italo non ha di questi problemi, mi racconta della sua vita. E’ agiata, rilassata, felice. A diciannove anni faceva il consigliere comunale per il paese e conosce tutti in quel luogo, tutti gli vogliono essere amici. Quella gente è la sua fortuna, il suo futuro.

Io ho deciso di partire, di non tornare più. Domenica per l’ultima volta sono andato a trovare i nonni. Figlio mio, mi han detto, con onde di rughe in un mare di vita pieno di ricordi, hai mangiato? E dal petto quella vecchia tira fuori l’ultima moneta di una pensione elemosinata. La metto in tasca. Vado via. Lacrime agli occhi. Mentre cammino me le trattengo a stento. Guardo a terra verso l’asfalto. Un uomo poi mi tira alle spalle. E’ Italo. Dove vai? mi dice. Vado via, gli rispondo, sono stanco di te e del paese dei maiali. Sorride, sbava, e mi scruta da capo a piedi.

Noi lo sapevamo, mi dice, e si gira prendendo il cammino della strada. Gli corro dietro e lo afferro per la giacca. Una bella giacca blu. Lo sapevamo cosa? gli rispondo. Infastidito mi scaraventa a terra, con la faccia sul manto blu. Si avvicina. Mi guarda dall’alto, negli occhi. Bava alla bocca. Lo sapevamo, mi dice. Lo sapevamo che te ne saresti andato. Se ne vanno tutti. Tutti quelli come te. E’ per questo che io sono ancora qui, i miei figli saranno qui, ed i figli dei miei figli.

Non capisco gli urlo tra le lacrime, con il viso in un pozza di sangue e saliva. Poi va via, in auto blu, non curandosi della mio dolore. L’indomani prendo il primo volo e arrivo nella terra promessa. Di maiali non ne vedo. Quelli che ci sono, rimangono rinchiusi nei porcili. I nonni che mi diedero l’ultima moneta di quella pensione elemosinata sono stati mangiati dai maiali. Italo ha tre figli, tre nipoti. Tutti maiali.

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