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Jessica Faoro uccisa a Milano: le sua atroce agonia descritta in una lettera (delirante) del tranviere

Jessica Faoro uccisa a Milano: a Quarto Grado ieri 6 aprile la lettera surreale e delirante di Alessandro Garlaschi, il tranviere 39enne presso il quale la 19enne viveva, in via Brioschi, e dove è stata uccisa con 40 coltellate la notte dello scorso 7 febbraio. L’uomo – nonostante le evidenti prove di colpevolezza secondo cui avrebbe ucciso la ragazza perché ‘rea’ di aver respinto il suo ennesimo approccio sessuale –  ha parlato di “gesto assolutamente non voluto”, definendo “meravigliosi” i 12 giorni che Jessica aveva trascorso nella abitazione sua e della moglie Veronica, che a Jessica era stata presentata come ‘sorella’ del tranviere.

Garlaschi ha fatto rendere nota la sua lettera attraverso il proprio legale difensore. Nella missiva avanza delle pretese: chiede un colloquio in carcere con il legale nonché un incontro con sua moglie e con la madre della vittima, finora negatigli. Dice di non ricordare i momenti del delitto, se non gli attimi finali in cui la povera ragazza spirava. “Con Jessica ho passato 12 giorni stupendi. Ho solo cercato di aiutarla a cambiare vita. E ci ero quasi riuscito”. Forse il tranviere sta cercando un escamotage per ottenere uno sconto di pena dimostrando la sua parziale infermità mentale?

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delitto via brioschi

Il tranviere si dice indispettito. Ha infatti espresso la sua rabbia per non aver potuto partecipare ai funerali di Jessica, al contrario dell’ex ragazzo della 19enne, di cui ha scritto: “Non l’ho trovato corretto. Lui è un santo? Provate a vedere la quantità di reati che ha alle spalle”. Si comporta come se non avesse responsabilità, Garlaschi, invece è proprio lui che ha infierito sulla giovane accoltellandola quaranta volte. Nella lettera in oggetto ha avuto anche l’ardire di descrivere l’agonia della povera ragazza: “Vorrei capire anche io cosa sia successo quel giorno, perché non ricordo. Ho in mente però molto bene la fase finale, cioè gli ultimi secondi. Jessica moriva, davanti a me, fissandomi negli occhi e proferendo: ‘Scusami Alessandro’. E subito dopo: ‘Non respiro’. Dopo tre secondi è morta. Non ho potuto fare più nulla”. Perché mai la povera Jessica avrebbe dovuto chiedergli scusa? Garlaschi poi conclude: “Chiedo la perizia psichiatrica per capire il motivo di questo mio gesto assolutamente non voluto, in quanto volevo molto bene a Jessica”.

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