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Kalimero Leaks, Roba da Fine del Mondo!

Dalla parabola secondo Sky: «Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa. Ma essa non cadde perché era fondata sulla roccia». Questa l’allusiva citazione evangelica di Papa Benedetto XVI all’indomani dell’arresto, nel maggio del 2012, di Paolo Gabriele, suo aiutante di camera (in sostanza il “maggiordomo”, nonché, per dirla in gergo giornalistico, il precitato “Kalimero”), accusato di aver sottratto e fatto uscire dalla Santa Sede lettere private e documenti riservati, che si diceva fossero stati alla base di un best seller pubblicato nello stesso periodo.

Comunque Joseph Ratzinger aveva avuto ragione: mai come nel 2012 gli eventi avevano dimostrato quanto la Chiesa cattolica fosse fondata sulla roccia. Infatti era stato scoperto il bosone di Peter Higgs, ovvero la “particella di Dio”, grazie alla quale l’universo (cristiano) era più stabile. E poi Francesco Schettino, l’ex comandante della nave Costa Concordia naufragata all’Isola del Giglio, riferendosi al modo con cui era stato padroneggiato il disastro, aveva osservato: «Una mano divina si è posata sulla mia testa». Segno che pure l’Onnipotente, ogni tanto, poteva tradire una certa natura umana e quindi tirarsi una pippa.

Insomma, oramai al di là del Portone di Bronzo le zone opache e i toni incresciosi erano solo un pallido ricordo. Le lotte senza esclusione di colpi tra porporati, gli scontri duri tra cordate e fazioni, che ostacolavano lo spirito autentico del cristianesimo, erano finalmente acqua (santa) passata. Oltretevere non era più il tempo dei prelati sedotti dall’ambizione tutta umana al potere, ognuno col proprio personalissimo bugiardino del Bambinello Gesù, le cui indicazioni su gelosia, invidia e carrierismo fino a quel momento erano state seguite alla lettera. E poi le vicende legate alla pedofilia pretesca, i segreti dello I.O.R., gli intrighi dell’Opus Dei e le sortite disarmanti della C.E.I.: tutto superato, vivaddio! Nessun amministratore del cristianesimo ufficiale sarebbe stato più sorpreso con le brache calate.

Addirittura, nell’ottobre del 2012, ecco l’asso pigliatutto: il processo a Kalimero per furto aggravato si concluse con una condanna a diciotto mesi di reclusione. E luce fu? Macchè! Ancora si navigava a vista, purtroppo. Il clamore suscitato dal best seller costruito sui documenti top–secret della Santa Sede non sarebbe scemato in breve tempo. Nonostante la Chiesa cattolica fosse fondata sulla roccia, la coda di cometa del “Kalimero Leaks” pareva stesse ugualmente facendo preoccupare il Vaticano, anche perché il libro stava andando benissimo. Dunque, in ambienti del genere, dove la massima trasparenza non era certo una priorità, si vociferò che, ancora una volta, ci si apprestasse a scavare una buca bella profonda e a ricoprirla, ma non prima d’averci schiaffato dentro tutto ciò che era rimasto d’inconfessabile.

Ma noi di UrbanPost, a distanza di anni da quell’infausto 2012, siamo riusciti a dissigillare la cripta, strappando i più agghiaccianti segreti alla tomba per scagliarli contro di voi. Ebbene: dietro compenso di cappuccino e brioche pagati per un anno, “Santa Maria Capua Vetere” – nome in codice dietro il quale si cela il nostro informatore, anonimo e segreto, interno al Vaticano – ci ha rivelato l’inconcepibile. E noi, per sentirci affrancati dall’insopportabile complicità di chi, pur sapendo, tace, vi metteremo a parte di queste raccapriccianti verità. Tenetevi forte, poiché ciò che segue stravolgerà il vostro equilibrio mentale alla stregua del più contorto discorso da bar sul Gruppo Bilderberg.

«L’arresto di Kalimero – ci ha confidato Santa Maria Capua Vetere – a conti fatti fu un fuoco di paglia. Solo il progetto editoriale del best seller ci guadagnò. È un classico: un libro, di per sé già scabroso, se oltretutto esce a cavallo di uno scandalo, vede impennare le proprie vendite come non mai». E poi ha aggiunto: «Invece, a proposito di ciò che Kalimero non riuscì mai a far trapelare, e che quindi non venne rielaborato in quel best seller, posso dire che voci di confessionale parlarono di una donna, nel 2012 creduta defunta, che in realtà pareva fosse viva e vegeta e avesse passato trent’anni a fare l’animatrice in un villaggio turistico nel meraviglioso mondo di Twitter. Mi sembra di ricordare che il suo nome fosse Emanuela…». Roba da fine del mondo. Altro che i Maya.

Illustrazione: ENRICO OCCUPATI (OQ) – “Il Vernacoliere”

Testo: PABLITO MORELLI – “L’antitempo”

Written by Pablito

Laureato in storia contemporanea presso l'Università di Pisa, Paolo "Pablito" Morelli, è giornalista, scrittore e autore satirico. Ha collaborato, tra gli altri, a "Il nuovo Male", a "Brazil Cartoon International", nonché, per quasi venti anni, a "Il Vernacoliere". Nel 2006 ha collaborato con Ettore Borzacchini nel volume satirico-linguistico "Il quarto Borzacchini Universale". Ha fatto parte del team della testata satirica “L’antitempo” - che nel 2013 ha ricevuto il prestigioso Premio Internazionale di Satira Politica di Forte dei Marmi - della quale dal 2012 al 2013 è stato anche direttore responsabile.

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