di Ennio Lo Chiatto

L’Italia che non cresce


 

L’Italia è una nazione ferma dal punto di vista produttivo. L’ISTAT snocciola i dati, preoccupanti, che confermano la situazione di sostanziale immobilismo del nostro Paese.

Italia Crescita e Futuro

Negli ultimi vent’anni l’Italia è “cresciuta” ad un ritmo annuo dello 0,5%, con una particolare flessione negativa a partire dal 2003. Il dato relativo all’anno 2011 mostra un ulteriore rallentamento della crescita con l’asticella che si ferma sullo 0,4%.

L’Italia ce la farà, si dice da più parti, ripartirà e sarà più forte di prima. Al di là dei proclami ciò che conta sono i fatti. E i fatti mostrano una situazione incontrovertibile. Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, nazioni tutte che godono di uno stato di salute non certo migliore rispetto all’Italia, hanno aumentato la produttività e diminuito il costo del lavoro. L’Italia non ha migliorato la produttività e, di contro, ha peggiorato il costo del lavoro. Torna allora di moda una parola che per mesi ci ha tenuto sul filo del rasoio e che segnava il limes, rispetto alle economie più virtuose. Spread! E allora che di spread si parli. In questo caso non finanziario ma di produttività.

Italia Crescita Lavoro

Il Bel Paese, la culla della cultura, del sapere, che ha sempre manifestato il meglio di se nei momenti difficili, questa volta sembra non rispondere. Il malato è cronico. E allora l’analisi da fare è duplice. Da una parte un’Italia, fatta di persone, che non riesce a pensare al bene collettivo, in cui sembra prevalere l’interesse particolare rispetto a quello generale, un Paese in cui l’imperativo è ripristinare a tutti i costi una legalità troppe volte derisa, aggirata, (e allora le pensi tutte, vedi il redditest ed il redditometro), in cui l’obiettivo dichiarato è migliorare il capitale umano ed eliminare tutti i “lacci e lacciuoli”.

Dall’altra un’Italia, fatta di politiche inesistenti e di lobby finanziarie, sotto la cui tutela opera una mercato economico-finanziario completamente scollato dalle realtà lavorative, in cui buona parte del sistema imprenditoriale non è più interessato a guadagnare ricchezza dalla produzione di merci, a partire dal lavoro, ma è interessato ad arricchirsi giocando in borsa, giocando con la finanza derivata, con la finanza ombra.

La vita reale è un’altra cosa. Per questo l’Italia non cresce. Oggi che il padrone è multinazionale e finanziario, spietato, oggi più che mai il lavoratore viene lasciato solo nella fase della negoziazione. Si stipulano contratti a giorni, a ore. Che Italia è questa? Quanto valgono la dignità e i diritti?
Non è questa l’Italia che vogliamo, non è questa l’Italia che pensiamo. Finché non si riporterà l’Italia nel cuore degli italiani sarà difficile parlare di crescita e saranno sempre più numerose le generazioni che sceglieranno di far crescere altri paesi piuttosto che il Nostro.

photo credit: Santini Roberto via photopin cc

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