di Ennio Lo Chiatto

L’ONU riscrive la storia


 

30 novembre 2012, data storica per l’ONU. La Palestina è stata riconosciuta Stato non membro delle Nazioni Unite

Palestina Nazioni Unite

L’Assemblea generale dell’ONU, il principale e più rappresentativo organo istituzionale delle Nazioni Unite, composto dai rappresentati di tutti gli Stati aderenti, ha discusso la risoluzione che ha trasformerà la Palestina in Stato osservatore delle Nazioni Unite.

Per l’Anp si sono aperte le porte dei trattati internazionali. L’Autorità nazionale palestinese ha assunto quella legittimità internazionale che già l’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) di Yasser Arafat perseguiva dal lontano 1988. Il testo della risoluzione fa riferimento a Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est e ciò significa che l’ONU ha riconosciuto lo Stato palestinese a prescindere dal raggiungimento di un accordo di pace con Israele.

Scene di giubilo nei territori palestinesi, rassegnazione in quelli israeliani, le cui maggiori testate giornalistiche hanno previsto una reazione da parte del popolo sionista comunque contenuta. L’esito positivo della votazione era scontato. La stragrande maggioranza degli Stati votanti ha confermato il sostegno all’Anp (Autorità nazionale palestinese).

Mahmud Abbas, successore di Arafat alla presidenza dell’Anp, riguadagna credito tra i palestinesi. Con il sostegno di Hamas, della gran parte degli Stati africani, di quelli asiatici e di tutti i Paesi emergenti, oltre, ovviamente a quello dei musulmani e con dozzine di capitali a supporto, si sente politicamente forte, tanto da imporsi nel faccia a faccia anche con il governo Obama. Nonostante si sia trattato di una giornata storica per le vicende della pace in Medio Oriente, tuttavia, le posizioni, a livello globale, risultano diverse.

Stati Uniti e Israele, tendenzialmente contrari al riconoscimento di uno Stato palestinese senza confini, restano arroccati sulle loro posizioni. La portavoce del Dipartimento di Stato USA, Victoria Nuland, ha ribadito il suo “no” alla risoluzione, considerata “un errore” per il processo di pace. A sostegno della tesi del no si adduce il rispetto degli accordi di Oslo ed il raggiungimento di una soluzione negoziata tra Palestina e Israele, come effetto di accordi bilaterali. E’ celebre la storica “stretta di mano”, avvenuta a Washinton, di fronte al presidente americano Bill Clinton e a esponenti politici e religiosi di tutto il mondo, tra Yitzhak Rabin, e Yasser Arafat, sui termini del riconoscimento della stessa Olp da parte di Israele e sulla concessione dell’autonomia ai Territori Occupati.

All’appuntamento, come da copione, l’Europa, invece,  è arriva divisa. Dopo il si di Francia e Spagna, la Germania si  è astenuta dalla votazione. Lo stesso per la Gran Bretagna. L’Italia, dopo molte indecisioni ha deciso di optare per la causa palestinese, con l’esplicito rammarico  del governo israeliano.

Speriamo che la giornata, storica, segni un punto importante nel processo di pace in Medio Oriente e speriamo che l’Europa, che ha gli strumenti per navigare nelle acque agitate della politica internazionale, per storia e per cultura, riesca a recuperare quell’ unità d’intenti troppe volte abbandonata a favore di effimeri interessi nazionali di corto respiro, che finiscono per indebolire la nostra posizione globale.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Correlati

Commenta via Facebook

INTERVISTE

EDITORIALI

I nostri Quiz