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La cannabis light può essere venduta dai tabaccai? Licenze a rischio e multe salatissime, ma occhio alla normativa

La Cannabis Light può essere venduta dai tabaccai? Il caso principe, che potrebbe arrivare a far giurisprudenza nei prossimi mesi, arriva da Bologna. Come riporta FanPage, infatti, la direzione regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Aams), in seguito alle sue ispezioni di routine, ha comminato una sanzione pecuniaria di 258 euro ad un tabaccaio che vendeva cannabis legale a pochi passi dal centro del capoluogo emiliano-romagnolo, avviando inoltre nei suoi confronti il procedimento di revoca della licenza. Il motivo? È vietato vendere prodotti surrogati del tabacco in assenza di una disposizione esatta a livello nazionale. La questione, però, è che attualmente la cannabis light è considerata un prodotto ad uso tecnico e non destinato all’inalazione. Ed è un vuoto normativo che rischia di mandare il sistema in cortocircuito.

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Cannabis Light come il liquido delle sigarette elettroniche?

La Cannabis light può essere venduta dovunque, per assurdo anche in un negozio di vestiti, ma non in tabaccheria. O almeno così sembrerebbe. Per la vendita di tabacco, liquido per le sigarette elettroniche e qualsiasi altro surrogato del tabacco è obbligatorio, per mantenere la licenza, rifornirsi dai cosiddetti “depositi fiscali territoriali” dell’Aams. La cannabis ovviamente qui non si trova e i tabaccai la acquistano da fornitori privati. Il liquido per le sigarette elettroniche, una volta sul mercato, ha subito la stessa sorte, arrivando in tabaccheria, passando per il Monopolio, solo dal primo gennaio di quest’anno e dopo un iter legislativo lungo e complesso.

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Cos’è la cannabis light in Italia

In Italia la cannabis light – detto ‘spinello leggero’ -,  bocciata da Consiglio superiore di sanità, è stato reso legale dalla legge 242/2016 sulla coltivazione e la filiera della canapa: la normativa ha creato un ‘cuscinetto’ di esenzioni di responsabilità per l’agricoltore nel caso in cui i risultati a un controllo rivelino una quantità di Thc superiore a 0,2%, ma inferiore a 0,6%. Per la ‘cannabis light’, che mantiene le proprietà del cannabidiolo ma senza gli effetti psicoattivi, si usano dunque le infiorescenze di varietà di canapa per usi industriali già presenti nell’elenco ufficiale delle sementi coltivabili in Italia e quindi con un tenore di Thc inferiore al limite di legge.

Perché il Consiglio superiore di sanità ha bocciato la cannabis light

Come riporta La Repubblica, il CSS ha bocciato la cannabis light in Italia poiché: “La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (sono di 0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.cannabis piemonte

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