di Andrea Paolo in ,

La Caserma dei Carabinieri? La Costruisce la ‘Ndrangheta


 

Non succede in Calabria, ma nel profondo nordest, a Vicenza. Tre imprenditori di Lamezia Terme sono finiti sotto indagine per turbativa d’asta e corruzione, con l’aggravante del metodo mafioso perché considerati vicini alla cosca di ‘ndrangheta degli Iannazzo.

Appalti Ndrangheta Dueville

La vicenda potrebbe sembrare solo l’ennesima prova dell’infiltrazione della ‘ndrangheta  negli appalti al nord Italia. Ma desta più d’una preoccupazione perché l’appalto che faceva gola alla criminalità era quello per la costruzione di una caserma dei Carabinieri, il primo presidio dello Stato sul territorio. Anzi, addirittura la sede di una Tenenza dell’Arma.

Protagonisti della vicenda tre imprenditori calabresi titolari di un’impresa di costruzioni di Lamezia Terme, aggiudicatari dell’appalto per la costruzione della nuova caserma dei Carabinieri di Dueville, nel vicentino. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, che ha affidato le indagini al Ros dei Carabinieri, l’azienda sarebbe nell’orbita della cosca Iannazzo di Lamezia, una delle ‘ndrine che dominano la città calabrese, con proiezioni in diverse regioni d’Italia.

I tre costruttori finiti sotto inchiesta, non ancora sentiti dalla Procura lagunare, hanno respinto al mittente le accuse del Ros, e tramite i propri legali hanno fatto ricorso al Tribunale del riesame di Venezia, chiedendo la restituzione di documenti e computer sequestrati loro ad ottobre. Richiesta respinta: ora la Procura dovrà cercare di far luce su questa inquietante vicenda.

Caserma Carabinieri Dueville Appalto 'Ndrangheta

Si perché la vicenda, su cui c’è il segreto istruttorio, è ancora oscura sotto molti punti di vista. I tre costruttori sono sotto inchiesta infatti per “corruzione”: e chi avrebbero corrotto per aggiudicarsi questo appalto? L’appalto è stato indetto dal Comune di Dueville, e il sindaco della cittadina veneta aveva dichiarato un decina di giorni fa «E pensare che avevamo preso tutte le precauzioni. Quando l’azienda ha presentato un ribasso del 30 per cento ci siamo insospettiti. Com’è possibile? Ci chiedemmo. E allora abbiamo istituito una commissione tecnica, abbiamo avviato un’indagine per capire se a quelle condizioni economiche il lavoro poteva essere portato a termine. Ebbene, riuscirono a dimostrarci che, sul filo di lana, si poteva lavorare anche con un ribasso così elevato. I problemi però sono venuti a galla poi, con i ritardi. Cento giorni, secondo la nostra tabella di marcia. E il rischio di perdere i finanziamenti regionali».

Fin qui la cronaca. Ora occorre attendere le mosse della DDA di Venezia per capire se i sospetti su quest’azienda sono fondati oppure no. Certo che se fosse accertata la presenza degli Iannazzo ci sarebbe da preoccuparsi: la cosca è considerata tra le più temibili e in forte espansione. A seguito dell’affermazione nella lunga faida che li ha visti contrapposti al cartello Cerra-Torcasio-Gualtieri per il controllo di Lamezia, la cosca ha allungato le sue propaggini anche al nord, in Lombardia,  e a Roma, dove è stata accertata la presenza di affiliati e personaggi legati da vincoli parentali. E questo nonostante alcuni arresti che ne hanno falcidiato le fila nell’ultimo anno.

photo credit: spaceabstract via photopin cc

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